
Un mese dopo il doppio terremoto che ha devastato il nord del Venezuela, 38 corpi di bambini, bambine e adolescenti rimangono non reclamati in una morgue allestita nello stato di La Guaira, secondo un comunicato del Ministero delle Relazioni Interne, Giustizia e Pace pubblicato mercoledì.
Il Servizio Nazionale di Medicina e Scienze Forensi (Senamecf) ha convocato i familiari che non hanno ancora trovato i propri figli a presentarsi nella sede di Bolipuertos Los Silos, a La Guaira, lo stato più colpito dai terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 del 24 giugno 2026.
Il processo di identificazione include la verifica fotografica insieme a perizie antropologiche e odontologiche.
Secondo il comunicato ufficiale, «i familiari dovranno presentarsi per facilitare i processi di verifica fotografica e le perizie antropologiche e odontologiche necessarie», il tutto con «il rispetto e la sensibilità che la situazione richiede».
Il martedì, il Senamecf aveva già compiuto un passo preliminare convocando per il prelievo volontario di campioni di DNA per identificare i defunti in generale, con l'obiettivo di «ottenere l'identificazione delle vittime attraverso confronti scientifici dei profili genetici e fornire certezza e pace alle famiglie», secondo informazioni dell'agenzia EFE.
Il bilancio ufficiale dei terremoti è salito a 5.398 morti, oltre a 16.740 feriti e 17.907 persone che hanno perso la propria casa.
Le autorità venezuelane non forniscono dati ufficiali sui desaparecidos, ma l'iniziativa cittadina «Desaparecidos Terremoto Venezuela» registrava giovedì 29.500 persone di cui si ignora la sorte.
L'Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite ha gestito a giugno cifre non confermate che posizionavano il numero dei dispersi fino a 50.000.
Le vittime che non sono state identificate sono state sepolte in un cimitero municipale dello stato La Guaira.
Paralelamente, la Direzione Nazionale di Protezione Civile ha smentito questo giovedì come «totalmente false» le notizie diffuse quella mattina riguardo a presunti salvataggi di sopravvissuti nella struttura OPP26, nella parrocchia di Caraballeda, e ha esortato la popolazione a non replicare voci «che giocano con la speranza delle famiglie venezuelane».
L'organismo ha assicurato che i suoi team rimangono dispiegati sul campo «a tempo pieno» e che non interromperanno «le operazioni di ricerca e soccorso fino ad esaurire l'ultima possibilità nel'area colpita».
Il Banca Mondiale ha stimato i danni materiali diretti in 19.600 milioni di dollari, con le abitazioni come il settore più colpito, rappresentando il 47% del totale.
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