Il caudillismo e il culto del leader

Díaz-Canel di fronte alla pietra dove si trovano le ceneri di Fidel Castro. Al suo fianco, stato attuale delle strade cubane.Foto © Granma / CiberCuba

Le democrazie si sostengono su istituzioni; le dittature, su uomini. Questa è una delle prime lezioni che lascia l'esperienza cubana.

Nessuna nazione perde la sua libertà da un giorno all'altro. Prima che lo Stato di diritto svanisca, si verifica spesso un fenomeno molto più sottile e pericoloso: la sostituzione delle istituzioni con la figura del leader. Poco a poco, la Costituzione smette di essere l'autorità suprema e il caudillo occupa quel posto.

In America Latina, il caudillismo è stata una costante fin dal XIX secolo. Molti governanti hanno costruito la loro legittimità sul prestigio militare, sul carisma personale o sulla promessa di redimere i popoli. Tuttavia, quando il destino di una nazione dipende da un solo uomo, la libertà inizia a scomparire.

La 'Revoluzione' cubana portò quel fenomeno a una delle sue espressioni più estreme. Per decenni, l'immagine di Fidel Castro divenne simbolo assoluto dello Stato. La sua parola si trasformò in legge, i suoi discorsi sostituirono il dibattito politico e qualsiasi dissenso venne considerato una tradimento.

Non fu solo propaganda. Fu la costruzione deliberata di una cultura politica in cui il cittadino smise di pensare con la propria testa per ripetere slogan. Le scuole insegnavano ammirazione anziché pensiero critico. I media esaltavano permanentemente il leader. Le organizzazioni sociali esistevano per applaudire, non per mettere in discussione.

Quando il leader diventa la patria, qualsiasi critica è presentata come un attacco alla nazione. Così scompare il pluralismo e nasce l'obbedienza.

La storia dimostra che i grandi capi hanno sempre promesso soluzioni rapide. Parlano a nome del popolo, dicono di rappresentare gli umili e assicurano di avere risposte per tutti i problemi. Ma, una volta concentrato il potere, iniziano a indebolire i tribunali, il parlamento, la stampa libera e ogni istituzione in grado di limitare la loro autorità.

Quel processo non appartiene unicamente al passato. Continua a rappresentare uno dei maggiori rischi per le democrazie latinoamericane.

Quando la cittadinanza inizia a riporre maggiore fiducia in un leader che nelle leggi, il cammino verso l'autoritarismo è già cominciato.

I paesi veramente liberi non hanno bisogno di uomini provvidenziali. Hanno bisogno di istituzioni solide, separazione dei poteri, stampa indipendente, elezioni libere e cittadini capaci di mettere in discussione anche coloro che ammirano.

L'esperienza cubana dimostra che nessun governante dovrebbe diventare oggetto di venerazione. I presidenti sono servitori pubblici, non salvatori. Sono amministratori temporanei del potere, non proprietari del destino nazionale.

La seconda grande lezione di Cuba per l'America Latina è chiara: il culto al leader distrugge lentamente la Repubblica. Lì dove un uomo vale più della Costituzione, la libertà diventa la prima vittima.

Le nazioni forti non si costruiscono attorno a un caudillo. Si costruiscono attorno a istituzioni che sopravvivono a tutti i governanti. Perché gli uomini passano. La Repubblica deve rimanere.

Video correlati:

Archiviato in:

Articolo di opinione: Las declaraciones y opiniones expresadas en este artículo son de exclusiva responsabilidad de su autor y no representan necesariamente el punto de vista de CiberCuba.