Una cubana visibilmente angustiata riassume in 14 secondi ciò che milioni di persone vivono nell'isola: senza elettricità, senza acqua e con il cibo andato a male. Il suo testimonianza pubblicata su Facebook ha accumulato più di 80.000 visualizzazioni ed è diventata simbolo della frustrazione di fronte a una crisi elettrica senza precedenti.
«Triste, triste ciò che stiamo passando, consumando l'acqua calda, tutto rovinato, non puoi mangiare, non puoi avere acqua, niente», dice la donna nel video, che ha ricevuto più di 1.200 reazioni e 139 commenti.
Il video non è un caso isolato. Il 10 luglio 2026, il deficit elettrico a Cuba ha raggiunto un massimo storico di 2.341 MW, con una generazione disponibile di appena 1.000 MW rispetto a una domanda di 3.100 MW, secondo i dati della Unión Eléctrica.
Nel 2026, il Sistema Elettrico Nazionale è collassato almeno cinque volte, tre di esse in appena otto giorni, lasciando circa 9,6 milioni di abitanti dell'isola senza elettricità per periodi prolungati.
In La Habana, i blackout mediamente variano tra le 15 e le 24 ore al giorno. A Matanzas, una giovane ha documentato 80 ore consecutive senza luce né acqua nella sua casa.
Le conseguenze sulla alimentazione sono devastanti. Secondo il Food Monitor Program, il 47,59% delle famiglie cubane ha perso alimenti refrigerati a causa dei blackout, una cifra che supera l'80% in province come Granma, Matanzas, Pinar del Río e Sancti Spíritus.
Un'altra cubana identificata come Karla Arelis ha mostrato una scatola di pollo andata a male a causa dei tagli, mentre il 2 luglio una donna ha pubblicato su TikTok immagini di riso, mango, manioca e ciliegie in decomposizione all'interno del suo frigorifero.
I blackout colpiscono anche l'approvvigionamento idrico: l'87% degli acquedotti dipende da pompe elettriche, il che lascia quasi 2,7 milioni di cubani senza accesso regolare all'acqua potabile.
Le cause sono strutturali: decenni di abbandono del sistema termoelettrico, macchinari obsoleti senza manutenzione e scarsità di carburante aggravata dall'interruzione delle spedizioni di petrolio da parte del Venezuela, dopo la cattura di Nicolás Maduro nel gennaio del 2026, e dal Messico.
La crisi ha generato inoltre una nuova stratificazione sociale a Cuba: coloro che possono permettersi generatori o batterie hanno accesso all'energia, mentre il resto sopravvive nell'oscurità e nel caldo, con temperature che superano i 38°C.
Il malcontento ha innescato proteste spontanee. Nei quartieri dell'Avana come El Cerro, Luyanó, Regla e Guanabo si sono registrati cacerolazos e confronti con le autorità. Una cubana ha affrontato direttamente un ufficiale del MININT con una domanda che riassume la disperazione collettiva: «Vogliamo una qualità della vita, che è un diritto che ho. Il mio cibo è andato a male, chi me lo paga?»
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