
Miguel Díaz-Canel ha rilasciato un'intervista al canale statale russo RT nella quale ha difeso la posizione del regime cubano di mantenere aperto il canale di dialogo con Washington, avvertendo allo stesso tempo che un confronto armato sarebbe «un bagno di sangue che porterebbe conseguenze terribili per entrambe le nazioni».
Il governante cubano ha giustificato la continuità del dialogo appellandosi alla tradizione storica, una postura che rende praticamente impossibile qualsiasi progresso reale.
«La rivoluzione ha sempre sostenuto di cercare attraverso il dialogo la soluzione alle differenze bilaterali tra Cuba e Stati Uniti», ha affermato, anche se ha condizionato qualsiasi progresso al fatto che le conversazioni si svolgano «sulla base del rispetto, dell'uguaglianza, senza che ci siano condizioni».
Ha inoltre sottolineato che i temi del sistema politico, dell'autodeterminazione e dell'indipendenza «non sono in discussione».
Díaz-Canel ha accusato gli Stati Uniti della difficoltà del momento: «È molto difficile un dialogo in questa condizione, quando c'è una potenza che costantemente assume il ruolo di aggressore» e «storicamente non ha mantenuto i suoi impegni».
Tuttavia, ha insistito sul fatto che il regime non abbandonerà la via pacifica, richiamando gli insegnamenti di Fidel Castro: «Il dialogo è la strada per raggiungere la pace, e la pace è la premessa per ottenere la stabilità».
Il mandatario ha anche respinto l'accusa lanciata il 16 luglio dal segretario di Stato Marco Rubio, il quale, durante una conferenza ministeriale con rappresentanti di oltre 70 paesi, ha qualificato Cuba come «capitale mondiale del terrorismo di sinistra radicale» e ha accusato L'Avana di finanziare una «piattaforma di terrorismo politico». Díaz-Canel lo ha descritto come un «pretesto» inventato da Washington per giustificare una eventuale aggressione militare.
Nella stessa intervista, il governante ha denunciato che gli Stati Uniti esercitano un'«aggressione multidimensionale» con componenti ideologiche, culturali e mediatiche, e ha accusato Washington di diffondere una narrativa «suprematista, capitalista e imperiale, molto calunniosa, molto mendace».
La scelta di RT come piattaforma per queste dichiarazioni non è casuale: Díaz-Canel ha elogiato il canale del Cremlino come fonte affidabile, affermando che Cuba lo segue «quando vuole chiarirsi tra le tante menzogne che si dicono nel mondo».
Le dichiarazioni arrivano nel contesto della peggiore crisi bilaterale tra Cuba e Stati Uniti da decenni, con oltre 240 sanzioni imposte dall'amministrazione Trump da gennaio e un blocco energetico che ha lasciato l'Isola praticamente senza carburante per sei mesi.
Il cancelliere Bruno Rodríguez aveva già avvertito il 30 giugno che le conversazioni bilaterali «non mostrano alcun progresso» e che Washington combina il dialogo con minacce e misure coercitive.
Il regime ha anche rivelato l'entità della crisi energetica che la popolazione cubana sta affrontando. «Da sei mesi non arriva una nave di combustibile, è arrivata solo una nave russa», ha ammesso Díaz-Canel, in una confessione che contrasta con il discorso ufficiale di resistenza eroica e che illustra l'impatto diretto delle sanzioni sui cubani comuni, i quali subiscono blackout di oltre 24 ore consecutive.
Il mandatario ha anche promesso che entro la fine di luglio il governo sarà in grado di attuare 121 delle 176 misure economiche approvate, a cominciare da quelle destinate ai pensionati e alle persone con redditi più bassi, sebbene senza fornire garanzie concrete che possano alleviare la crisi strutturale che attraversa l'Isola dopo 67 anni di dittatura.
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