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“Senza libertà economica non esiste libertà politica”. La frase appartiene a Milton Friedman e, sebbene sia stata formulata come una riflessione economica, contiene una profonda verità politica: un cittadino che dipende completamente dallo Stato per sopravvivere difficilmente può esercitare una libertà piena di fronte al potere.
La libertà economica non significa solamente avere denaro o fare affari. Significa che una persona possa lavorare, creare, produrre, intraprendere e disporre del risultato del proprio impegno senza che un'autorità politica decida fino a dove può arrivare. Questa indipendenza economica crea cittadini più forti, capaci di esprimere le proprie opinioni, difendere i propri diritti e partecipare alla vita pubblica senza temere di perdere il sostentamento.
Al contrario, quando lo Stato concentra il controllo dell'economia, finisce per estendere quel potere sulla società. Chi decide dove si lavora, cosa si produce, cosa si vende, cosa si importa e chi può prosperare, possiede anche uno strumento per condizionare il comportamento dei cittadini.
La storia di Cuba per più di sei decenni offre un esempio evidente di quella relazione tra economia e politica. Il modello stabilito dopo il 1959 ha trasformato lo Stato nel principale datore di lavoro, proprietario e regolatore di quasi tutti gli spazi economici. L'iniziativa privata è stata ridotta nel corso dei decenni al suo minimo e milioni di cubani sono stati legati a un sistema in cui l'accesso al lavoro, i redditi e le opportunità dipendevano da decisioni prese dal potere politico.
In queste circostanze, la dipendenza economica ha smesso di essere un semplice problema materiale e si è trasformata in un meccanismo di controllo sociale. Un cittadino che teme di perdere il proprio lavoro, chiudere la propria attività o rimanere escluso da determinate opportunità può sentirsi limitato nell'esprimere liberamente le proprie critiche o nel richiedere cambiamenti.
Non è un caso che le società in cui esiste una maggiore libertà economica tendano anche a sviluppare istituzioni più indipendenti, una maggiore protezione della proprietà privata e spazi più ampi per la partecipazione dei cittadini. L'autonomia economica rafforza l'individuo; la dipendenza rafforza il potere che gestisce le risorse.
Il caso cubano dimostra una realtà difficile da ignorare: quando lo Stato controlla l'economia, acquisisce anche una enorme capacità di influenzare la vita politica della nazione. La scarsità, la burocrazia e la dipendenza non sono solo conseguenze economiche; possono diventare strumenti che riducono la capacità del cittadino di agire con vera autonomia.
La democrazia non inizia solo quando una persona deposita un voto in un'urna. Inizia molto prima: quando può lavorare liberamente, creare un progetto di vita, difendere le sue idee e sostenere la propria famiglia senza chiedere permesso al potere.
La libertà politica richiede cittadini indipendenti. E l'indipendenza cittadina inizia con una condizione fondamentale: che ogni persona possa vivere del frutto del proprio lavoro.
Cuba conferma, ancora una volta, l'avvertimento di Milton Friedman: senza libertà economica, la libertà politica rimane incompleta.
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