René Navarro denuncia la realtà di Cuba: «È una tortura mentale e fisica»

René Navarro, la voce più iconica dello sport cubano, denuncia che vivere a Cuba è «una tortura mentale e fisica» e si chiede quando finirà l'incubo.



René NavarroFoto © Facebook / René Navarro

René Navarro Arbelo, la voce più iconica della narrazione sportiva nella storia della televisione e della radio cubane, ha pubblicato un messaggio straziante sul suo profilo di Facebook in cui descrive la situazione attuale di Cuba come «una tortura mentale e fisica che accelera i nostri desideri di sopravvivenza e ci avvicina alla fatale biforcazione: vivere o morire».

Il testo, intitolato «Cuba hoy», non lascia margine all'ambiguità: «La tristezza ci invade ogni giorno», scrive il comunicatore, che ha compiuto 80 anni nel dicembre del 2025 e da decenni è testimone e vittima della degradazione progressiva delle condizioni di vita nell'Isola.

Navarro pone l'accento sugli anziani come il gruppo che sopporta il maggior peso: «Gli anziani soffriamo molto di più per queste carenze insospettabili di ogni genere». Ma la sua denuncia non si limita alla sua generazione: avverte che «le generazioni più giovani e i bambini saranno anch'essi segnati per sempre da queste sofferenze».

Il messaggio si chiude con due domande che condensano la disperazione di milioni di cubani: «Quando finirà questo incubo? Ci saranno persone sensibili e umane che si battano per una vera soluzione a questo conflitto?».

Captura di Facebook / René Navarro

La pubblicazione non è un gesto isolato.

Navarro da anni fa sentire la sua voce sui social media riguardo alla sua situazione personale e a quella del paese.

En maggio 2019 ha messo in discussione pubblicamente la sua pensione: «È giusto che dopo 43 anni di lavoro, 38 dei quali all'ICRT, percepisca un salario irrisorio?». È arrivato a rivelare che ha dovuto uscire a vendere bottiglie e contenitori di plastica per contribuire al sostentamento della sua famiglia.

Nel novembre 2020, in piena pandemia, ha denunciato di aver fatto sei ore di fila in una farmacia per ottenere Enalapril, un medicinale di base per l'ipertensione.

En gennaio 2024, in un'intervista con CubaNet, ha rivelato di avere venduto la sua auto per non morire di fame, con una pensione di appena 1.733 pesos cubani al mese. «Cosa si può fare con 1.733 pesos dopo tanti anni di lavoro? Questa pensione è ingiusta e colpisce moltissime persone, comprese molte delle glorie dello sport», ha dichiarato allora.

La paradosso è brutale: nell'ottobre del 2022, lo stesso Istituto Cubano di Radio e Televisione gli ha conferito il Premio Nazionale di Televisione per l'Opera di tutta la Vita, il maggior riconoscimento del settore, mentre viveva in condizioni di estrema precarietà.

Il grido di Navarro arriva nel momento più difficile che Cuba abbia affrontato in decenni. Secondo dati del 2026, il 33,9% delle famiglie cubane riporta fame persistente, i blackout raggiungono tra le 20 e le 25 ore al giorno in diverse province, e solo il 30% dei farmaci essenziali è disponibile nel paese.

I pensionati sono il gruppo più colpito: il 39% riceve la pensione minima di 1.528 pesos mensili, meno di 10 dollari, e appena la metà riesce a fare uno o due pasti al giorno.

La vecchiaia a Cuba è sinonimo di povertà e abbandono, una realtà che lo stesso regime ha ammesso riconoscendo che il 2026 sarebbe «un anno difficile».

Navarro non è l'unico referente culturale che ha denunciato questa situazione negli ultimi mesi, ma poche voci hanno il peso simbolico dell'uomo che per quasi cinque decenni ha raccontato i maggiori trionfi dello sport cubano in otto Giochi Olimpici, 11 Panamericani e nove Giochi Centroamericani.

«Quando finirà questo incubo?» chiede Navarro. È la stessa domanda che si pongono milioni di cubani che lo hanno sentito gridare «Cuba su, su Cuba» e che oggi sopravvivono, come lui, in un'Isola che li ha abbandonati.

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