Fotografo e imprenditore cubano: «Nessun popolo merita di dover reinventarsi ogni 24 ore»

Il fotografo cubano Mikely Arencibia Pantoja ha pubblicato su Facebook una riflessione sulla sopravvivenza quotidiana a Cuba. Avverte che l'ingegno del cubano di fronte alla scarsità non deve essere confuso con la qualità della vita. «Il nostro vero obiettivo dovrebbe essere vivere, fare progetti e costruire un futuro con il tempo per concentrarci, goderci la vita, socializzare, crescere», conclude.



Apagones a Cuba (immagine di riferimento creata con IA)Foto © CiberCuba

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Il fotografo e imprenditore cubano Mikely Arencibia Pantoja ha pubblicato questa settimana una riflessione su Facebook che rappresenta una descrizione cruda di ciò che significa sopravvivere un giorno in più a Cuba, accompagnata da un avvertimento che sintetizza il malessere di un'intera generazione.

Sotto il titolo «Sopravvivere 24 ore a Cuba», Arencibia, residente a Pinar del Río, apre con una constatazione che molti riconoscono come propria: «C'è qualcosa che molto pochi popoli al mondo hanno imparato a fare come i cubani: sopravvivere 24 ore in più. Perché qui molte volte l'obiettivo non è progredire, l'obiettivo è arrivare a domani».

Captura di FB/Mikely Arencibia Pantoja

L'autore descrive il cubano come un «amministratore professionista della scarsità», qualcuno che fa equilibrismo con uno stipendio che non basta e che, inoltre, «non si può prelevare tutto in una sola volta dalla carta magnetica, perché le banche esistono ma non hanno soldi».

L'immagine che accompagna il post lo illustra senza parole: una pentola di alluminio annerita dal fumo, che cuoce su legna viva con un supporto di barre di costruzione improvvisate, davanti a un muro di cemento screpolato. Non è una scena del passato: è la cucina di milioni di cubani nel 2026, quando i blackout raggiungono tra 20 e 40 ore al giorno in diverse province.

Arencibia elenco con precisione le strategie di sopravvivenza che il cubano ha normalizzato: trasformare un pasto per tre in uno per cinque, riparare un ventilatore dieci volte prima di sostituirlo, allungare la vita di una scarpa per anni, conservare un flacone vuoto o un pezzetto di cavo perché, come scrive, «buttare via qualcosa può essere un lusso».

Il testo ritrae anche la prima domanda che molti cubani si pongono al risveglio: non «Cosa realizzerò oggi?», ma «Come faccio a procurarmi il pane? Come e con cosa cucino? Come arrivo al lavoro? Come aiuto la mia famiglia?». Questa inversione di priorità —dall'aspirazione alla mera sussistenza— è il nucleo della sua riflessione.

Pero Arencibia non si ferma all'ammirazione. Il suo avvertimento è diretto: «Fate molta attenzione perché non possiamo confondere la capacità di sopravvivere con la qualità della vita. Una cosa è ammirare la creatività delle persone e ben diversa è abituarsi al fatto che vivere sia una lotta continua».

Il contesto che circonda queste parole è inequivocabile. Il PIB cubano ha registrato una caduta del 26% dal 2020, con una contrazione prevista del 6,5% aggiuntivo per quest'anno. Il salario medio statale si aggira attorno ai 6.830 pesos mensili —circa 15 dollari—, mentre il costo della vita basic pro capite supera i 50.000 pesos al mese. Una cipolla può costare 900 pesos, quasi un terzo del salario minimo di molti lavoratori statali.

Il sistema bancario aggrava la situazione: il Banco Metropolitano ha ridotto il limite di prelievo a 3.000 pesos, e l'agenzia EFE ha segnalato ad aprile code di tra le quattro e le sei ore presso le banche avane per accedere ai propri soldi. La crisi bancaria che il governo ha promesso di risolvere continua a non avere una soluzione in vista.

In quel terribile panorama, Arencibia ha concluso la sua analisi dicendo: «Il nostro vero obiettivo dovrebbe essere vivere, fare progetti e costruire un futuro con tempo per concentrarci, goderci, socializzare e crescere».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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