La Unione Europea ha esigito questo martedì al regime cubano riforme politiche ed economiche urgenti durante il dibattito dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull'embargo statunitense a Cuba, sottolineando che la crisi che vive il popolo cubano non può essere attribuita unicamente alle sanzioni di Washington.
L'ambasciatore europeo presso le Nazioni Unite, Stavros Lambrinidis, ha pronunciato il discorso a nome del blocco e dei suoi stati membri, a cui si sono uniti anche paesi candidati come Montenegro, Albania, Moldavia e Bosnia ed Erzegovina, oltre a Norvegia, Andorra, San Marino e Regno Unito.
Lambrinidis ha riconosciuto l'impatto umanitario negativo dell'embargo sui cubani, ma è stato categorico nel sottolineare che questo non basta a spiegare la situazione dell'isola: «La grave situazione del popolo cubano non è dovuta unicamente all'embargo. Sono urgentemente necessarie riforme politiche ed economiche significative da parte delle autorità cubane. Queste riforme devono includere il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali del popolo cubano, così come la liberazione di tutte le persone detenute arbitrariamente».
Il diplomatico europeo ha anche richiesto al regime di aprire spazi di dialogo costruttivo e inclusivo con la società civile, una richiesta che acquista particolare rilevanza in un momento in cui Cuba conta 1.281 prigionieri politici, secondo i dati citati dal Parlamento Europeo alla fine di maggio 2026.
Un'altra parte centrale del discorso è stata la critica diretta a L'Avana per il suo allineamento con Mosca. «Ci rammarichiamo profondamente che la posizione di Cuba riguardo alla guerra illegale di aggressione della Russia contro l'Ucraina non sia stata coerente con i principi della Carta delle Nazioni Unite», ha affermato Lambrinidis, riferendosi al voto cubano contrario alla risoluzione del 24 febbraio sul cessate il fuoco in Ucraina.
L'UE ha esortato il regime a astenersi dal sostenere l'aggressione russa e a impedire che cittadini cubani si uniscano alle forze militari russe, in riferimento ai circa 20.000 cubani reclutati dal 2023 per combattere in quel conflitto.
Il dibattito all'ONU si è svolto lo stesso giorno in cui Cuba ha subito il suo terzo blackout massivo di portata nazionale nel 2026, con oltre il 68% dell'isola privo di elettricità contemporaneamente.
Lambrinidis ha descritto senza eufemismi la realtà quotidiana dei cubani: «Milioni di cubani affrontano oggi blackout quotidiani, scarsità di medicinali e alimenti, servizi pubblici in crisi e crescenti difficoltà ad accedere anche alle cure mediche più basilari. Gli ospedali faticano a funzionare. Le famiglie trascorrono ore alla ricerca di carburante, trasporto o prodotti essenziali».
Il discorso europeo si inserisce in un inasprimento progressivo della posizione di Bruxelles nei confronti di L'Avana.
Nel mese di giugno, il Parlamento Europeo ha approvato sanzioni contro Díaz-Canel con 283 voti a favore, comprese misure contro i dirigenti del conglomerato militare GAESA e la sospensione dell'Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione firmato nel 2016.
La Alta Rappresentante Kaja Kallas aveva ammesso a maggio che quell'accordo «non ha dato i risultati attesi» dopo quasi un decennio.
Per quanto riguarda la Legge Helms-Burton, l'UE ha ribadito il suo rifiuto all'applicazione extraterritoriale di quella norma, che colpisce gli interessi economici europei, e ha riaffermato che il diritto comunitario vieta ai suoi Stati membri di attuarla.
Lambrinidis ha concluso il suo intervento con un messaggio che riassume la posizione europea: «Siamo altrettanto chiari: l'aiuto umanitario da solo non risolverà la crisi di Cuba. Le decisioni sovrane importanti non possono più essere rimandate».
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