L'Unione Europea ha colto l'occasione di martedì, durante il dibattito convocato da Cuba all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite riguardo all'embargo statunitense, per lanciare un messaggio insolitamente duro al regime di Miguel Díaz-Canel: oltre a chiedere la fine delle sanzioni di Washington, ha esortato L'Avana a smettere di sostenere l'invasione russa dell'Ucraina e ad avviare riforme politiche ed economiche per affrontare la crisi che vive l'isola.
La dichiarazione è stata pronunciata da Stavros Lambrinidis, capo della delegazione dell'UE presso le Nazioni Unite, a nome dei 27 Stati membri e di vari paesi associati, tra cui Montenegro, Albania, Moldavia, Bosnia ed Erzegovina, Norvegia, Andorra, San Marino e Regno Unito.
«Seppure riaffermiamo l'importanza di rispettare il diritto internazionale in tutti i contesti, ci rammarichiamo profondamente che la posizione di Cuba riguardo alla guerra di aggressione illegale della Russia contro l'Ucraina non sia stata coerente con i principi della Carta delle Nazioni Unite», ha affermato il diplomatico.
Critiche per il sostegno a Mosca
Lambrinidis ha ricordato che Cuba ha votato il 24 febbraio 2026 contro una risoluzione dell'ONU che chiedeva un cessate il fuoco e una pace duratura in Ucraina, schierandosi con Russia, Iran, Bielorussia e Nicaragua.
L'Unione Europea ha inoltre esortato il regime cubano a «astenersi dal fornire qualsiasi tipo di supporto all'aggressione russa» e a impedire che i cittadini cubani continuino a unirsi alle forze militari russe.
Secondo diverse stime citate da governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani, tra 1.000 e 20.000 cubani hanno combattuto o stanno combattendo al fianco russo, con almeno 54 decessi identificati.
«La crisi non è dovuta solo all'embargo»
Sebbene l'UE abbia ribadito il suo tradizionale rifiuto dell'embargo statunitense e abbia avvertito che le sanzioni, in particolare le disposizioni extraterritoriali della legge Helms-Burton, generano conseguenze umanitarie e colpiscono gli interessi economici europei, ha chiarito che questa non è l'unica causa del deterioramento che vive Cuba.
«La grave situazione del popolo cubano non è dovuta unicamente all'embargo. È urgentemente necessario che le autorità cubane attuino riforme politiche ed economiche significative», ha sottolineato Lambrinidis.
Il rappresentante europeo ha descritto un'isola segnata da blackout quotidiani, scarsità di cibo e medicinali, ospedali al limite del collasso e difficoltà ad accedere ai trasporti e ai carburanti.
«L'aiuto umanitario da solo non risolverà la crisi di Cuba. Le importanti decisioni sovrane non possono più essere rinviate», ha affermato.
Diritti umani e prigionieri politici
La dichiarazione ha anche chiesto progressi concreti in materia di diritti umani.
L'Unione Europea ha chiesto la liberazione di tutti i prigionieri politici, il rispetto delle libertà fondamentali e una maggiore apertura al dialogo con la società civile.
Il pronunciamento si verifica settimane dopo che l'Alta Rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha riconosciuto che l'Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione con Cuba non ha prodotto i risultati attesi dopo quasi un decennio di applicazione.
Quel cambiamento si è fatto notare anche il 18 giugno, quando il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che richiede sanzioni individuali contro Miguel Díaz-Canel nell'ambito del regime europeo di sanzioni per violazioni dei diritti umani e propone di sospendere l'accordo di cooperazione con L'Avana.
L'intervento europeo ha avuto luogo durante la sessione straordinaria richiesta dallo stesso regime cubano per discutere l'embargo statunitense, un meccanismo eccezionale utilizzato per la prima volta da L'Avana.
La Assemblea Generale ha approvato la celebrazione del dibattito con 136 voti favorevoli, nove contrari e 30 astensioni, un sostegno sensibilmente inferiore ai 165 voti ottenuti da Cuba nella votazione annuale tenutasi nell'ottobre 2025.
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