Queste sono le cose che le mancano di Cuba e quelle che non le mancano dopo 9 anni di vita in Spagna: "A chi succede?"

Una cubana con nove anni in Spagna elenca su TikTok le tre cose che non le mancano di Cuba: i blackout, la paura della repressione e le code interminabili.



Cubana in SpagnaFoto © @lesyanisportilla / TikTok

Una cubana residente in Spagna da nove anni ha riassunto in un minuto ciò che milioni di emigrati sentono ma raramente esprimono con tanta chiarezza: non le manca la dittatura, le manca Cuba. Lesyanis Portilla, conosciuta su TikTok come «Storie di una cubana», ha pubblicato lunedì un video in cui elenca le tre cose che non le mancano dell'isola dopo quasi un decennio vissuto nel paese iberico.

La prima assenza che celebra è la più quotidiana: «Non mi manca svegliarmi pensando se ci sarà luce, acqua o qualcosa da mangiare». Una frase che racchiude l'angoscia quotidiana di chi rimane a Cuba, dove il 33,9% delle famiglie riporta recente fame e i blackout possono durare più di 30 ore consecutive.

La seconda cosa che non le manca è la paura. In Spagna, dice, si può criticare il presidente, il vicino di fronte o chiunque si voglia, «perché c'è libertà di espressione, senza alcuna paura che alle 3 di mattina qualcuno bussi alla porta e voglia portarmi via». Quella minaccia non è retorica: oltre 1.400 persone rimangono incarcerate a Cuba per motivi politici, secondo le organizzazioni per i diritti umani.

L'elemento che non rimpiange sono le code interminabili. «Non mi manca perdere 4 ore della mia vita per comprare un pollo o per sapere se c'è pane. Corri. Devi correre perché se no, in 10 minuti finisce tutto», descrive. Il contrasto con la sua vita attuale lo riassume in una sola frase: «Qui vado al supermercato, compro e basta».

Questo tipo di testimonianze si collega a una tendenza consolidata tra i cubani in Spagna che condividono sui social media le loro esperienze di contrasto tra la vita nell'isola e all'estero. All'inizio del 2026 risiedevano nel paese circa 287.490 persone nate a Cuba, con almeno 35.200 nuove iscrizioni al registro municipale solo nel 2025.

Ma il video di Portilla non è solo un elenco di mancanze. C'è anche nostalgia, ed è profonda: «Sì, mi manca l'abbraccio della mia gente, il caffè alla porta con la vicina, il chiacchierare nel quartiere, stare con la mia gente». La paradosso che articola il suo testimonianza —e che risuona in buona parte della diaspora cubana— è che la nostalgia non si rivolge al sistema né alle condizioni materiali, ma al tessuto umano che è rimasto indietro.

Questa distinzione la sintetizza lei stessa al termine del video con una frase che già circola tra i suoi seguaci: «Non mi manca la dittatura. Mi manca Cuba».

Il video, pubblicato lunedì, accumula quasi 3.000 visualizzazioni e si conclude con una domanda diretta ad altri emigrati: «E tu, cubano che sei fuori dall'Isola, so che torneresti se un giorno la nostra dittatura cadesse. Raccontami cosa non ti manca di Cuba?». Una domanda che, a giudicare dai commenti, molti sono disposti a rispondere.

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Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.

Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.