
Video correlati:
Le forze armate israeliane hanno attaccato questo sabato il sud del Líbano, appena 24 ore dopo che i governi di Israele e Líbano hanno firmato a Washington un accordo quadro destinato a gettare le basi per una pace duratura, secondo quanto riferito dall'agenzia EFE.
I bombardamenti di questo sabato hanno causato almeno 47 morti e 97 feriti sul territorio libanese, secondo le cifre del Ministero della Salute del paese, rappresentando una nuova frattura nel fragile processo diplomatico promosso da Washington.
L'accordo era stato firmato venerdì dagli ambasciatori dei due paesi —Yechiel Leiter per Israele e Nada Hamadeh per il Libano— alla presenza del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che lo ha definito un «primo passo verso la pace». Il presidente libanese Joseph Aoun lo ha descritto come «l'inizio del principio».
Il patto, pubblicato dal Dipartimento di Stato, stabilisce un processo «reciproco e graduale» attraverso il quale l'Esercito libanese recupererebbe la sovranità effettiva sul proprio territorio, ma subordinato al disarmo verificato di Hezbolà.
La ritirata israeliana sarebbe inizialmente limitata a due «zone pilota» nel sud del Paese, situate al di là dei confini della cosiddetta «zona cuscinetto» che Israele ha stabilito in aprile.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha elogiato l'accordo in un messaggio video, ma ha chiarito che Israele manterrà truppe nel sud del Libano a tempo indeterminato fino a quando Hezbollah non deporrà le armi, una posizione che contraddice lo spirito del recente patto firmato.
La reazione di Hezbollah è stata di assoluto rifiuto. Il segretario generale del gruppo, Naim Qasem, ha dichiarato l'accordo nullo e invalido e ha accusato il Governo libanese di tradimento nei confronti del popolo.
«Collegare il ritiro israeliano al disarmo di Hezbollah è una proposta molto pericolosa che oltrepassa tutte le linee rosse e trasforma il Libano in un burattino nelle mani del nemico israeliano», ha affermato Qasem.
Il leader della milizia ha definito il testo «umiliante, vergognoso e una rinuncia alla sovranità», e ha sottolineato che le trattative che Beirut ha avviato con Tel Aviv il 2 marzo rappresentavano una «concessione gratuita» e una «coltellata alla schiena» ai movimenti che combattano contro Israele.
Hezbollah chiede invece che venga applicato il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno tra Stati Uniti e Iran, che prevede la possibilità di un ritiro totale di Israele dal territorio libanese, a differenza dell'accordo quadro di venerdì, che lo condiziona al disarmo del gruppo.
L'accordo di venerdì è il risultato di cinque round di negoziati mediati da Washington da marzo 2026, quando è esplosa la fase attuale del conflitto dopo il lancio di razzi di Hezbollah contro Israele. Da allora, l'offensiva israeliana ha causato più di 3.700 morti in Libano e la distruzione di circa 36.000 abitazioni nel sud del paese.
L'accordo crea anche un gruppo trilaterale di coordinamento militare tra Stati Uniti, Israele e Libano, e impegna Washington a fornire 100 milioni di dollari in assistenza umanitaria, di cui 30 milioni sarebbero destinati a rafforzare la capacità operativa delle forze armate libanesi.
Archiviato in: