Diego Suárez, cofondatore della Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA) e figura centrale dell'esilio storico cubano, ha esigito che si aprano le porte della prigione politica e che i cubani possano muoversi liberamente senza dover richiedere autorizzazione per tornare nel loro paese o per uscirne.
Suárez, che ha ricevuto il premio Herencia 2026 a Miami sabato 21 giugno e compirà 100 anni il prossimo 11 novembre, è stato intervistato per CiberCuba da Tania Costa.
«Aprite le porte affinché i cubani possano muoversi liberamente e non debbano chiedere permesso per tornare nella loro patria o per uscire dalla loro patria», ha affermato il veterano attivista.
Suárez ha confrontato questa libertà di movimento con quella che esiste nelle democrazie di tutto il mondo: «Si esce e si entra proprio come facciamo noi negli Stati Uniti o in tutti i paesi liberi del mondo dove c'è democrazia rappresentativa. Ed è questo che desideriamo».
Il reclamo arriva in un momento particolarmente opportuno. Il regime cubano ha approvato a maggio una nuova Legge sulla Migrazione che rafforza le restrizioni in uscita e ingresso nel paese, stabilendo dieci motivi per negare il permesso di uscita -tra cui motivi di «Sicurezza e Difesa Nazionale»-, e ampliando i motivi di inadmissibilità per bloccare anche il ritorno di cittadini cubani con l'argomento di «azioni ostili contro il sistema politico».
Nella stessa intervista, Suárez ha riflettuto sulla tradimento storico del Movimento 26 di Luglio e ha definito Fidel Castro un «eccellente artista» e un «impostore» che sapeva vendere le sue promesse con una retorica potente.
«Ciò che diceva Fidel Castro con un impulso formidabile e il popolo di Cuba... il 99,99% del popolo di Cuba», ha ricordato Suárez, che ha chiarito di essere nell'esiguo percentuale che non lo sosteneva «perché lo conosceva».
Suárez ha evocato anche uno dei momenti più dolorosi del processo rivoluzionario: le alte autorità dell'esercito costituzionale cubano, dopo la fuga di Batista, decisero di sostenere l'esercito rivoluzionario affinché mantenesse le proprie promesse.
«Quello che hanno fatto è stato sciogliere l'esercito costituzionale», ha sottolineato, riassumendo in quella frase il tradimento che ha segnato l'inizio della dittatura.
Durante l'intervista c'è stato anche un momento personale. La conduttrice Tania Costa ha letto in diretta un messaggio di Florita, nipote e madrina di Suárez, che lo ha descritto come «una leggenda vivente del sogno americano, figlio, padre e zio eccezionale, un uomo d'affari e patriota senza pari».
Suárez ha risposto con emozione e ha ricordato la sua infanzia: «Quando eravamo orfani e eravamo ancora bambini, eravamo nove fratelli, quattro femmine e cinque maschi. Mi è rimasta solo una sorella».
L'attivista, che vive in esilio da oltre 67 anni, sostiene che la Legge Helms-Burton e la Costituzione del 1940 contengono tutto il programma necessario per la transizione e la rifondazione della repubblica cubana, senza necessità di nuovi piani.
Nel suo discorso di ringraziamento per il premio Herencia 2026, Suárez ha concluso con un messaggio di fiducia: «Siamo molto vicini. I venti stanno spirando a nostro favore».
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