Una cubana di nome Susana Ortega ha registrato un video durante una notte dall'oscurità della sua casa e lo ha pubblicato su Facebook, dove ha accumulato più di 26.000 visualizzazioni in poche ore, diventando un altro simbolo dell'esaurimento collettivo di fronte alla crisi elettrica che distrugge la vita quotidiana a Cuba.
Il clip, di poco più di un minuto, mostra Ortega che parla alla telecamera in mezzo all'oscurità totale, con una voce che mescola angoscia e rabbia contenuta.
«Buongiorno. La mia domanda è una: come possono esistere persone in questo momento che dormono tranquillamente, mentre qui c'è un'Isola completamente spenta, non solo di luce, ma in dignità, in sentimento, in anima...?», lancia all'inizio.
«È inaudito quello che sta succedendo in questo paese», sottolinea.
Poi rivolge la sua interpellanza ai leader mondiali: «Dove sono quei governanti giusti che dicono di voler sistemare il mondo, che sono alla ricerca della pace? Voi credete che questo sia pace?».
Il video si conclude con una frase che riassume l'indignazione di milioni: «Vivere nell'oscurità, svegliarsi nell'oscurità, pensare nell'oscurità, ci fanno impazzire. Fino a quando?». E termina con un grido: «Libertà per il popolo di Cuba».
Il testimonio di Ortega non è un caso isolato. Cuba sta attraversando a giugno la peggior crisi elettrica della sua storia recente, con deficit che superano i 2.100 MW in più giornate, di fronte a una disponibilità di appena 950 a 1.090 MW rispetto a una domanda di oltre 3.000 MW.
L'Avana registra blackout di oltre 24 ore consecutive, e in altre province la situazione è molto peggiore, con zone che hanno appena una o due ore di luce al giorno e cicli di approvvigionamento idrico che arrivano fino a 40 giorni.
La termoeléctrica Antonio Guiteras, la maggiore del Paese, ha subito il suo 15° guasto dell'anno il 15 giugno, aumentando il deficit notturno a 2.085 MW.
L'impatto sulla salute mentale è devastante. Uno studio pubblicato a maggio sulla rivista Social Science & Medicine, basato su sondaggi a 415 adulti cubani, ha rivelato che il 55,4% presenta depressione estremamente severa, il 66% ansia severa e il 65,8% stress estremo.
Mientras tanto, il regime di Miguel Díaz-Canel non ha presentato un piano credibile di soluzione.
Il governante ha dichiarato che Cuba «non è uno stato fallito», mentre i cubani sono scesi in piazza con cacerolazos a L'Havana, Matanzas e Santiago di Cuba tra il 17 e il 19 giugno.
Il video di Ortega ha accumulato 1.371 like e 155 commenti in poche ore, con reazioni che spaziano dalla solidarietà alla disperazione. La domanda con cui chiude la sua denuncia -«Fino a quando?» - è diventata la frase più ripetuta dai cubani sui social media di fronte a una crisi che il regime non riesce - né vuole - risolvere da mesi.
Archiviato in: