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L'economista e giornalista cubano Miguel Alejandro Hayes ha avvertito che il pacchetto di 176 misure economiche approvato dall'Assemblea Nazionale di Cuba il 18 e 19 giugno non rappresenta un vero piano di sviluppo, ma una manovra di sopravvivenza politica del regime.
Secondo Hayes, la profonda crisi di credibilità che attraversa la dittatura l'ha spinta a cercare meccanismi per recuperare la sua egemonia politica, non per migliorare le condizioni di vita dei cubani.
«Il regime cerca di ricostruire il patto sociale e politico che sorregge il castrismo, aprendo opportunità economiche progettate per comprare complicità in cambio di fedeltà politica», ha affermato l'analista.
Il pacchetto, presentato dal primo ministro Manuel Marrero al Parlamento, include l'autorizzazione della banca privata, case di cambio private, l'eliminazione del limite di 100 lavoratori per le mipymes, la possibilità che una persona possieda più aziende e una maggiore apertura agli investimenti stranieri, incluso i cubani residenti all'estero.
Tuttavia, Hayes è stato categorico nel sottolineare che nessuna di quelle misure implica un'apertura reale al mercato libero: «Il regime non può mai permettersi, per la propria sopravvivenza, l'impresa libera».
L'analista ha spiegato che negli ultimi anni si è sviluppato un processo opaco di trasferimento di attivi statali e militari verso il settore privato, che consente a un'élite non identificata di gestire importanti volumi di importazione sotto un rigoroso «blocco legale».
In questo schema, i filtri di accesso all'attività economica non scompariranno con le nuove norme: «Non elimineranno mai i filtri di ingresso all'attività economica; qualsiasi attività legale sull'isola continuerà a essere condizionata al clientelismo e al silenzio politico», ha sottolineato.
Questa lettura è coerente con analisi precedenti dell'economista. In un analisi precedente su GAESA, Hayes aveva avvertito che smantellare il conglomerato militare non sarebbe stato sufficiente per smantellare il potere economico del regime, poiché questo può ricreare strutture equivalenti in meno di 24 ore.
Le reazioni esterne al pacchetto di misure sono state di ampio scetticismo. Gli Stati Uniti le hanno definite «segnali di fumo superficiali», sostenendo che non rappresentano un cambiamento reale del modello politico.
Il Manuel Marrero ha riconosciuto davanti all'Assemblea che l'applicazione delle riforme genererà «contraddizioni» che il governo dovrà risolvere «immediatamente», un'ammissione che rafforza la tesi di Hayes sul carattere improvvisato e politicamente motivato del pacchetto.
Mentre il regime presenta le 176 misure come la maggiore apertura economica degli ultimi decenni, il monopolio dello Stato sull'economia cubana —e su chi può parteciparvi— rimane intatto, secondo l'analisi dell'economista.
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