Un cubano residente a Las Vegas, conosciuto su TikTok come @rdlasvegas, ha pubblicato domenica scorsa un video che ha acceso il dibattito nella comunità cubana in esilio con un messaggio diretto e senza compromessi: Cuba non sarà mai libera perché è un affare controllato da interessi molto potenti, e coloro che sperano che Donald Trump cambi questa situazione stanno venendo manipolati.
«Quello che sto per dire non vi piacerà, ma è la pura realtà e qualche cubano, come un paio di voi, sa che dovevo dirlo», inizia il creatore nel clip di due minuti, prima di lanciare la sua tesi centrale: «Cuba ha un proprietario e è un proprietario molto potente, signori, investigate, riflettete per capire perché sessantasette anni di dittatura a Cuba».
L'argomento del cubano di Las Vegas non punta unicamente ai Castro come responsabili dello statu quo, ma a una struttura di interessi economici e politici che, secondo lui, si avvantaggia dal mantenere l'isola sotto quel sistema.
Come evidenza, segnala un dato che considera irrefutabile: in oltre 67 anni, nessun governo statunitense ha compiuto il passo decisivo. «Non hanno mai chiuso i voli per Cuba, non hanno mai chiuso le migliaia di agenzie di spedizione, signori», afferma, e conclude che tale omissione non è casuale.
Riguardo a Trump, il creatore è esplicito: «Non sono sicuro di ciò che sto dicendo, ma ho il novanta per cento di certezza che Donald Trump non farà assolutamente nulla», proprio come non hanno fatto i suoi predecessori.
«Fai attenzione che ti stanno manipolando per continuare a far passare il tempo, e passano sessant'anni e continuano a dire che adesso sì», avverte.
Il video arriva giorni dopo che l'amministrazione Trump ha annunciato un nuovo giro di sanzioni contro la leadership del regime. Il 5 giugno, il Dipartimento del Tesoro ha sanzionato Miguel Díaz-Canel, sua moglie Lis Cuesta, suo figliastro Manuel Anido Cuesta e Alejandro Castro Espín, tra altri organismi, in quello che gli analisti descrivono come un tentativo di provocare un cambiamento di regime.
Pero per il creatore del video, queste misure sono insufficienti di fronte alla struttura che sostiene il regime. L'argomento si collega a un dibattito che circola da anni nella diaspora: i membri del Congresso del sud della Florida hanno richiesto formalmente a gennaio la sospensione dei voli e delle rimesse, ma i voli e le agenzie continuano a operare.
Questo scetticismo risuona anche con ricerche come quella del sindaco di Hialeah, Brian Calvo, che ad aprile ha annunciato che oltre 200 attività nella sua città erano sotto inchiesta per presunto riciclaggio di denaro a favore del regime, o con le denunce dell'artista Yotuel riguardo a catene alberghiere europee che gestiscono decine di hotel a Cuba finanziando la dittatura.
Il creatore chiarisce che il suo scetticismo non è indifferenza: «Io voglio che Cuba sia libera, dico giù la dittatura, giù i Castro e libertà per i prigionieri politici, ma capite che siamo maledetti».
Il suo messaggio contrasta con quello di voci come l'artista La Dura, che a maggio pubblicò che Cuba era «a un passo dalla liberazione», riflettendo la profonda divisione delle aspettative all'interno della diaspora.
«Tutto, tutto concorda, tutto, tutto lavora per qualcuno, ragione in questo e poi parliamo», chiude il cubano di Las Vegas, lasciando aperta una domanda a cui la comunità cubana non riesce a rispondere da decenni.
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