José Daniel Ferrer García, fondatore della Unión Patriótica de Cuba (UNPACU), ha pubblicato questo martedì un accorato messaggio su Facebook in cui attacca duramente coloro che lo aggrediscono, diffamano e criticano dai social media.
Il testo, che ha generato una forte reazione sui social media, è partito da una domanda retorica rivolta ai suoi detrattori e si è concluso con una risposta senza compromessi che ha diviso la comunità cubana in esilio e nell'isola.
La domanda che nessuno si aspettava
Ferrer ha aperto la sua pubblicazione con una serie di interrogativi pieni di frustrazione.
«Se la mia priorità è la libertà di Cuba, se non ti faccio del male, se non ambisco a ciò che è tuo, se non aspiro al ruolo politico che sogni, perché mi odi, perché mi attacchi, perché mi calunni? Perché mi attribuisci più difetti di quanti ne ho realmente?» domandò.
La domanda non rimase senza risposta.
Lo stesso Ferrer rispose con una fermezza che non lasciò spazio all'ambiguità.
«Te lo dirò: perché sei un agente aperto o sotto copertura al servizio della tirannia, perché sei un codardo invidioso che odia chi ha il coraggio che non hai, perché le tue ambizioni personali ti accecano e hai un complesso di inferiorità, perché sai che non hai mai rischiato né sacrificato per Cuba niente più che parole», scrisse.
E concluse: «Perché sei un patetico strumento o un invidioso e miserabile patologico».

Il messaggio riflette la tensione accumulata da Ferrer da quando è arrivato a Miami il 13 ottobre 2025 insieme a sua moglie Nelva Ortega e ai suoi figli, dopo aver accettato l'esilio forzato per proteggere la sua famiglia dalle pressioni della Sicurezza dello Stato.
Una traiettoria segnata dalla repressione
Ferrer non parla dalla comodità di chi non ha mai pagato un prezzo per le proprie convinzioni.
Detenuto il 18 marzo 2003 durante la Primavera Nera come parte del gruppo dei 75 prigionieri di coscienza, fu condannato a 25 anni di carcere. Amnesty International lo riconobbe come prigioniero di coscienza.
Uscì nel 2011 grazie a una licenza extrapenale e nello stesso anno fondò l'UNPACU.
Fu arrestato nuovamente dopo le proteste dell'11 luglio 2021, è stato rilasciato il 16 gennaio 2025 e riarrestato in aprile dello stesso anno, in condizioni denunciate come deplorevoli nella prigione di Mar Verde, Santiago di Cuba.
Dall'esilio ha mantenuto un'intensa attività politica.
In maggio ha lanciato avvertimenti contro i repressori e i collaboratori del governo, affermando che «non avranno scampo».
Il sostegno dei suoi sostenitori
La pubblicazione ha scatenato un'avalanga di commenti di supporto.
«Tu sei stato, sei e sarai grande. Se ti offendono, ti calunniano e ti criticano è perché lo stai facendo bene», ha scritto uno dei suoi seguaci.
Otro apuntò: «Il linciaggio mediatico è una delle strategie utilizzate dai regimi autoritari per screditare e silenziare i loro oppositori più critici».
Un terzo messaggio ha riassunto il sentimento maggioritario: «La tua lotta e abnegazione per la libertà della nostra cara patria è un testimonio attuale, a chiunque possa dar fastidio. Sei un grande patriota».
Le voci critiche
Tuttavia, un gruppo minore ma molto attivo di commenti ha messo in discussione la sua credibilità e la sua autorità morale.
«Nonostante tutto quello che dici, rimani sempre un approfittatore; hai cercato il modo di non lavorare né a Cuba né negli Stati Uniti», scrisse uno dei suoi detrattori.
Otro fu più diretto: «Non ti si crede una parola perché sei sempre stato un manipolatore».
È emerso anche un argomento ricorrente: «Noi cubani non vogliamo che nessuno da un altro Paese ci dica cosa dobbiamo fare».
Il dibattito ha riflesso una profonda polarizzazione intorno a José Daniel Ferrer: mentre i suoi sostenitori lo considerano uno dei principali riferimenti dell'opposizione cubana, i suoi detrattori lo vedono come una figura screditata e distante dalla realtà quotidiana dell'isola.
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