La nuova Legge sull'Abitazione rafforza il controllo statale sulle proprietà dei cubani

Il progetto di legge sulla casa di Cuba amplia il controllo statale: lo Stato potrà reclamare case abbandonate, impone quote obbligatorie negli edifici e restringe le abitazioni sovvenzionate per 15 anni.



Edificio in rovina a La Habana (Immagine di riferimento)Foto © CiberCuba

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La Asamblea Nazionale del Potere Popolare ha pubblicato il progetto della nuova Legge sulla Casa, un testo di 91 pagine e 190 articoli che amplia le facoltà dello Stato per intervenire, controllare e recuperare immobili in possesso di privati.

Il cambiamento più significativo riguarda l'articolo 141, che stabilisce che se un'abitazione giunge in uno stato di rovina a causa dell'abbandono e il proprietario non adotta misure per recuperarla, la Direzione Municipale della Casa potrà richiedere al tribunale competente «la perdita del diritto per abbandono e la sua disponibilità a favore del Consiglio dell'Amministrazione Municipale per una successiva assegnazione».

In tal senso, l'articolo 18 completa questo meccanismo incaricando la Direzione della Casa Municipale di mantenere aggiornato il censimento degli edifici in stato di rovina e di informare il Consiglio dell'Amministrazione Municipale per la loro inclusione nei piani di investimento.

Se l'Ordine Territoriale dichiara la rovina di un'edificazione, il direttore municipale dell'Edilizia può comunicare agli occupanti il termine entro cui sono obbligati ad abbandonarla e la loro reubicazione, «se del caso».

La disposizione acquista particolare rilevanza nel contesto dell'emigrazione massiva: tra ottobre 2021 e settembre 2024, oltre 600.000 cubani hanno attraversato verso gli Stati Uniti, lasciando dietro di sé migliaia di abitazioni chiuse o in stato di deterioramento.

L'articolo 139 va ancora oltre: obbliga tutti i proprietari a recuperare il valore d'uso di abitazioni permanentemente disabitate, «anche se non siano dichiarate in stato di rovina», se presentano deterioramenti strutturali o influiscono negativamente sull'ambiente circostante.

Lo stesso articolo richiede che il titolare assente nomini un rappresentante per agire in suo nome in caso di emergenze, procedimenti amministrativi o giudiziari, il che in pratica impone un onere burocratico aggiuntivo a coloro che vivono all'estero.

Un altro cambiamento di peso riguarda coloro che ricevono abitazioni sovvenzionate dallo Stato: secondo gli articoli 53 al 56, sarà vietato vendere, donare o scambiare l'immobile durante i primi 15 anni dall'assegnazione e, se lo faranno, dovranno restituire al Bilancio dello Stato l'importo totale sovvenzionato.

Queste restrizioni non rimarrebbero solo come un'avvertenza amministrativa: l'articolo 57 stabilisce che il diritto di prelazione e di rinuncia e le obbligazioni previste per le abitazioni sovvenzionate devono essere indicate nel titolo costitutivo e registrate nel Registro Centrale della Proprietà Immobiliare.

Negli edifici multifamiliari, il progetto prevede la creazione di assemblee di amministrazione composte da tutti i proprietari, con la facoltà di stabilire contributi mensili obbligatori destinati alle spese comuni.

Il articolo 157 stabilisce che «gli accordi adottati dal Consiglio di Amministrazione hanno effetti vincolanti per tutti i titolari», senza possibilità di esenzione dal pagamento.

Il progetto obbliga anche i proprietari a mantenere puliti e conservati gli spazi esterni di fronte ai loro immobili, tra il marciapiede e il marciapiede, e ribadisce il limite di due abitazioni per persona fisica, più una di riposo o villeggiatura.

Inoltre, l'articolo 67 aggiunge un'altra limitazione: essere proprietari di un’abitazione non impedisce di riceverne un'altra per assegnazione statale, ma il beneficiario di questo diritto deve restituire allo Stato l'abitazione di cui era in possesso fino a quel momento, con una compensazione reciproca se esistono differenze di prezzo.

Il testo abroga la Legge Generale sulla Casa n. 65 del 1988 e nove decreti-legge modificativi emessi tra il 1998 e il 2018, e porta le firme di Juan Esteban Lazo Hernández, presidente dell'Assemblea Nazionale, e Miguel Díaz-Canel, sebbene le date di approvazione risultino in bianco, il che conferma che si tratta ancora di un progetto in fase di elaborazione.

Il progetto è stato sottoposto a consultazione popolare fino al 28 febbraio 2026 e si prevede che l'Assemblea Nazionale lo approvi prima della fine dell'anno.

Il contesto in cui arriva questa legge è una crisi abitativa severa: il deficit supera le 929.000 abitazioni, il 35% del patrimonio abitativo è in condizioni regolari o cattive, e nel 2025 è stato completato solo il 22% del piano annuale di costruzione, con appena 2.382 abitazioni concluse delle 10.795 pianificate.

Il progetto consente anche ai consigli di amministrazione municipali, attraverso le direzioni dell'Edilizia, di acquistare abitazioni da privati con fini abitativi per soddisfare priorità stabilite e di acquisire diritti su immobili in fase di costruzione, secondo gli articoli 91 e 92.

Una volta approvata, la legge entrerà in vigore dopo 90 giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, periodo durante il quale il Consiglio dei Ministri dovrà anche emanare il suo regolamento.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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