Una emigrante cubana identificata su TikTok come Bety Yorja (@bettyyorja) ha commosso migliaia di follower nel condividere il momento in cui vengono installate le batterie di luce nella casa di sua madre a Cuba affinché non debba più soffrire per i blackout.
Nel clip di soli 21 secondi, pubblicato il 31 maggio, si vede un uomo che posiziona le batterie mentre la cubana esprime il suo sollievo: «Grazie Dio, a mamma non mancherà più corrente».
L'emigrante ha anche chiarito il sacrificio personale che c'è dietro al gesto: «Non avrò molti lussi perché lei viene prima di tutto».
Il video è accompagnato da una canzone che parla di superamento e fede, con versi che riassumono la sua storia: «È facile criticare perché nessuno sa tutto ciò che succede / Nessuno può immaginare quanto ho sofferto, quanto ho pianto / Mi sento così felice con il poco che finora ho raggiunto / Ho iniziato a 15 anni e nessuno mi ha sostenuto».
Il gesto di Bety Yorja riflette una tendenza che è diventata abituale tra la diaspora cubana: di fronte all'incapacità del regime di garantire elettricità, gli emigranti finanziano dall'estero soluzioni energetiche private —batterie, inverter, pannelli solari— per le loro famiglie sull'isola.
I kit solari privati oscillano tra 1.500 e 6.000 dollari, e nel 2025 il 60% degli imprenditori intervistati a Cuba ha dichiarato di aver investito in pannelli solari o impianti elettrici propri.
Il contesto che spinge a queste decisioni è devastante. Cuba sta attraversando la sua peggiore crisi elettrica da decenni: il 14 maggio è stato registrato un deficit record di 2.174 MW, con circa il 70% della popolazione senza elettricità contemporaneamente.
Appena tre giorni dopo che Bety Yorja ha pubblicato il suo video, l'Unione Elettrica ha riportato una disponibilità di soli 1.020 MW a fronte di una domanda di 2.570 MW, con blackout che si sono protratti per le 24 ore del giorno precedente.
Il sistema elettrico cubano ha subito sette collassi totali in 18 mesi, incluso un blackout nazionale di 29 ore e 29 minuti il 16 marzo 2026.
Le cause sono sistemiche: infrastrutture termoelettriche obsolete, scarsità cronica di combustibile —con quattro mesi consecutivi senza ricevere forniture per la generazione tra gennaio e aprile 2026— e guasti ricorrenti in impianti chiave.
Cuba contava con oltre 1.300 MW di energia solare installata a maggio 2026, ma la mancanza di batterie di accumulo su scala nazionale impedisce di sfruttare appieno questa capacità, rendendo le soluzioni individuali finanziate dalla diaspora l'unica garanzia reale di avere luce per molte famiglie.
Il video di Bety Yorja, che ha accumulato oltre 37.400 visualizzazioni in pochi giorni, incarna il ruolo che l'emigrazione cubana ha assunto per necessità: quello di fornitore di servizi di base che lo Stato non riesce a garantire da decenni.
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