Musicista cubano Omar Sosa: «Metterei il tocco dell'Eggún allo stato d'animo di Cuba»

Il jazzista nominato più volte ai Grammy ha dichiarato che porterà «il tocco dell'Eggún» all'umore di Cuba e ha chiesto un cambiamento democratico senza sangue



Musicista cubano Omar SosaFoto © CiberCuba

Il pianista cubano Omar Sosa ha risposto senza esitazioni quando la giornalista Tania Costa gli ha chiesto quale musica assocerebbe allo stato d'animo dei cubani in questo momento di incertezza: «Io suonerei il toque dell'Eggún», usato nella religione Yoruba per chiamare  e onorare gli spiriti.

La domanda è emersa alla fine di un'intervista in diretta su CiberCuba. Sosa, nato a Camagüey nel 1965 e residente fuori dall'Isola (attualmente vive in Spagna) da oltre quarant'anni, ha spiegato immediatamente il significato della sua scelta: «Eggún. Sa chi sono? Spirito. Uniti e ad ascoltare le voci. Questo è ciò che bisogna avere chiaro».

L' Eggún, nella tradizione afrocubana di radice yoruba, rappresenta gli spiriti degli antenati defunti. Il «tocco» è una cerimonia rituale con musica, tamburi e canti per invocarli, onorarli e chiedere la loro guida. Per Sosa, invocare l'Eggún in questo momento storico è una metafora di unità spirituale collettiva.

Il musicista ha articolato la sua visione con un'immagine di equilibrio: «Il cervello può andare solo in una direzione. L'anima da sola in un'altra direzione. Bilanciamento. Equilibrio».

Con quella metafora, il pianista jazz afrocubano riconosciuto a livello internazionale ha condensato il suo appello all'unità e al dialogo come condizione necessaria per qualsiasi trasformazione a Cuba, rifiutando esplicitamente la violenza.

«Che non ci sia sangue, perché no. Il nostro paese, il nostro popolo, la nostra famiglia, la nostra gente non lo meritano», ha affermato Sosa.

Il musicista è andato oltre e ha tracciato una direzione politica chiara per l'isola. «Può e deve prendere un cammino democratico».

Le radici spirituali afrocubane non sono un elemento decorativo nell'opera di Sosa, ma strutturale. La sua discografia, che supera i 35 album, integra la Regola di Ocha e la tradizione yoruba con il jazz, la musica africana e l'elettronica, rendendo la sua risposta sull'Eggún coerente con l'intero percorso artistico.

L'artista, che si definisce «cittadino del mondo» a 61 anni, ha studiato percussione al Conservatorio di Camagüey e poi alla Scuola Nazionale di Arte dell'Avana, dove si è legato al movimento della nuova canzone cubana insieme a figure come Carlos Varela e Vanito. Si è stabilito a San Francisco nel 1995 e ha accumulato almeno 7 nominations ai Grammy e Latin Grammy.

La intervista si inserisce in un clima di incertezza generalizzata tra i cubani dentro e fuori dall'isola, che include la situazione di artisti incarcerati come Luis Manuel Otero Alcántara, detenuto dal 11 luglio 2021, la cui condanna di cinque anni scade a luglio 2026.

«Dio ti ascolti», rispose Tania Costa all'ascoltare l'appello di Sosa a un cambiamento democratico e senza violenza, con cui concluse la conversazione.

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Redazione di CiberCuba

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