Oscar Pérez Oliva-Fraga, vicepremier di Cuba e ministro del Commercio Estero e Investimenti Stranieri, ha affermato questo mercoledì che l'embargo statunitense è il principale ostacolo allo sviluppo economico dell'isola, in dichiarazioni diffuse dall'account ufficiale del Governo di Cuba su X.
«Il blocco è il principale ostacolo allo sviluppo di tutte le trasformazioni che il nostro paese sta attuando nel campo economico, che comprendono, tra l'altro, il coinvolgimento attivo del capitale estero e anche la diversificazione e partecipazione del settore privato nella nostra economia», ha sostenuto il funzionario con una retorica molto utilizzata dal regime e che, a dire il vero, nessuno crede.
Pérez Oliva-Fraga è andato oltre e ha assicurato che l'embargo «oggi è più presente che mai nella vita quotidiana dei cubani», mentre elencava i suoi effetti: «Ci impedisce l'accesso al capitale, l'accesso ai mercati, l'accesso al finanziamento».
Per lui, come per il resto della dirigenza, la colpa ricade sempre sull'embargo, mai sulla gestione economica fallimentare che ha immerso il paese in una profonda miseria.
Il funzionario ha anche sottolineato che negli ultimi anni le sanzioni hanno colpito direttamente il rifornimento energetico del paese: «Sono state indirizzate esplicitamente a privare il nostro paese delle risorse energetiche, e mi riferisco al carburante. C'è stata una persecuzione e oggi la nostra popolazione soffre in modo diretto, in modo brutale, gli effetti di quel blocco».
Il discorso contrasta con posizioni che lo stesso Pérez Oliva-Fraga sostenne appena tre mesi fa.
Nel febbraio del 2026, durante un'intervista su Mesa Redonda, il funzionario aveva riconosciuto «deficienze interne» come parte del problema e affermò che il Governo non voleva «giustificarsi con il blocco».
In quell'occasione ha menzionato l'interruzione delle spedizioni di petrolio dalla Venezuela come fattore aggiuntivo della crisi energetica.
Il giro discorsivo si verifica nel contesto di una campagna ufficiale intensificata.
La narrativa ufficiale, tuttavia, si scontra con dati recenti. Secondo un rapporto pubblicato martedì, gli Stati Uniti hanno autorizzato esportazioni di combustibile verso Cuba per 8,7 milioni di dollari nel 2026, destinate al settore privato cubano, che avrebbe ricevuto quasi 30.000 barili con licenze specifiche.
La crisi energetica che vive Cuba nel 2026 include blackout prolungati, scarsità di carburante, interruzioni d'acqua e disagi per ospedali e servizi fondamentali.
Il regime attribuisce la situazione all'embargo, ma la dipendenza strutturale dal petrolio importato —principalmente da Venezuela e Messico— e le riconosciute deficienze interne indicano cause multiple che la dittatura preferisce omettere.
Pérez Oliva-Fraga, di 54 anni e nipote di Fidel e Raúl Castro, ha vissuto un rapido avanzamento all'interno della nomenclatura: è stato nominato ministro del MINCEX a maggio 2024, promosso a vicepremier a ottobre 2025 e designato deputato all'Assemblea Nazionale nello stesso anno, requisito formale per una eventuale candidatura presidenziale.
Vari diversi analisti lo indicano come possibile successore nella linea dinastica del potere cubano.
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