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La Cina e la Russia hanno quasi triplicato il loro personale di intelligence a Cuba dal 2023 e investito in strutture di ascolto elettronico progettate per spiare le basi militari statunitensi in Florida, secondo funzionari a conoscenza di valutazioni di intelligence classificate degli Stati Uniti, secondo un rapporto pubblicato venerdì dal Wall Street Journal.
Le strutture, situate a sole 100 miglia (160 chilometri) dalla costa americana, sono posizionate per monitorare due quartieri generali militari in Florida che supervisionano le operazioni in Medio Oriente e in America Latina.
Secondo il rapporto, sia Pechino che Mosca hanno integrato attrezzature più moderne nelle loro rispettive strutture, il che rafforza la loro capacità di intercettare comunicazioni militari, traffico marittimo e altre segnali di intelligence del sud-est degli Stati Uniti.
Il governo statunitense è a conoscenza del fatto che la Cina gestisce una struttura di sorveglianza a Cuba dal almeno 2019, ma le nuove valutazioni indicano che l'espansione è continuata in modo accelerato. Rapporti suggeriscono che la Cina potrebbe pagare a Cuba miliardi di dollari per ospitare o modernizzare tali strutture, mentre il regime de L'Avana minimizza o nega l'entità della cooperazione.
In dicembre 2024, il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS) ha identificato almeno 12 strutture collegate all'intelligence dei segnali associate alla Cina a Cuba, distribuite in quattro siti principali: Bejucal, El Wajay, Calabazar ed El Salao. Quest'ultimo, situato a Santiago di Cuba, si trova a circa 70 miglia dalla Base Navale di Guantánamo.
Il rapporto del WSJ arriva in un momento di massima tensione diplomatica. Lo scorso 28 aprile, il segretario di Stato Marco Rubio ha accusato pubblicamente Cuba di ospitare operazioni di intelligence cinesi e russe, avvertendo che «Washington non consentirà a nessun apparato militare, di intelligence o di sicurezza straniero di operare con impunità a solo 90 miglia dalle coste degli Stati Uniti».
La Cina ha respinto le accuse. Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Lin Jian, ha definito la cooperazione con Cuba come «legittima, trasparente e conforme al diritto internazionale», mentre Pechino ha accusato gli Stati Uniti di «inventare pretesti e diffondere voci».
Il 14 maggio, il direttore della CIA, John Ratcliffe, è volato a L'Avana e ha incontrato il ministro dell'Interno Lázaro Álvarez Casas e i vertici dei servizi d'intelligence cubani. Durante la visita, Ratcliffe ha avvertito che la «finestra di opportunità» non sarebbe rimasta aperta indefinitamente e che «Cuba non può continuare a essere una piattaforma per permettere agli avversari di promuovere agende ostili nell'emisfero».
Il vicecancelliere cubano ha risposto che «Cuba non ha mai minacciato gli Stati Uniti», in una posizione che il regime ha mantenuto in modo sistematico di fronte a ogni nuova accusa.
La tensione si è intensificata ulteriormente il 17 maggio, quando Axios ha riportato che Cuba avrebbe acquisito più di 300 droni militari, con discussioni su possibili usi contro installazioni statunitensi, inclusa la Base Navale di Guantánamo, navi da guerra e Key West.
La Legge di Autorizzazione alla Difesa Nazionale firmata nel dicembre 2025 obbliga il Pentagono a presentare al Congresso un rapporto dettagliato sulle capacità di intelligence di Cina e Russia a Cuba entro giugno 2026, rendendo il nuovo rapporto del WSJ un sostegno diretto alla campagna di massima pressione che l'amministrazione Trump esercita su La Habana.
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