Stephen Miller, vicesegretario del gabinetto per le politiche e consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha affermato questo giovedì su Fox News che Cuba è stata un «campo di operazioni per i nemici dell'America per decenni», sottolineando che l'isola si trova a solo 45 minuti di volo dalle coste statunitensi.
«È l'ultimo bastione del comunismo. È l'ultimo bastione della Guerra Fredda», ha dichiarato Miller, aggiungendo che «i presidenti statunitensi per generazioni hanno cercato di affrontare il problema, la minaccia di questo bastione comunista a poche miglia dalle coste dell'America».
Le dichiarazioni arrivano nel contesto di un'intensificazione continua della politica di massima pressione dell'amministrazione Trump verso La Habana, e solo quattro giorni dopo che un rapporto di Axios, basato su intelligenza classificata, ha rivelato che Cuba avrebbe acquisito più di 300 droni militari dalla Russia e dall'Iran dal 2023.
Secondo quel rapporto, i droni sarebbero stoccati in posizioni strategiche nell'isola e funzionari cubani avrebbero discusso scenari di attacco contro la Base Navale di Guantánamo, navi da guerra statunitensi e persino Cayo Hueso, Florida.
Il regime cubano ha risposto a queste rivelazioni invocando il suo «diritto alla legittima difesa», senza negare esplicitamente gli acquisti. Il funzionario Carlos Fernández de Cossío ha dichiarato che «Cuba ha il diritto di difendersi».
Miller ha concluso le sue dichiarazioni con un messaggio di sostegno diretto al presidente Trump: «Attraverso la sua leadership e la sua visione, ci ha avvicinato come mai prima d'ora al giorno in cui Cuba sarà libera e quando Cuba non sarà più una minaccia per l'America, ma un amico e un partner, il che è essenziale per la nostra sicurezza nazionale».
Le parole del consulente si inseriscono in una settimana di retorica particolarmente dura da Washington.
Il martedì, Trump ha affermato che risolvere la questione di Cuba «non sarà difficile» per gli Stati Uniti e ha lasciato aperta la possibilità di un accordo diplomatico legato a cambiamenti nel sistema cubano, aggiungendo inoltre che sull'isola «non possono accendere le luci, non possono mangiare».
Il mercoledì, Trump ha lanciato un messaggio contro L'Avana presentando Cuba come uno «Stato canaglia» e avvertendo che gli Stati Uniti «non tollereranno» minacce provenienti dall'isola.
Dal gennaio 2026, l'amministrazione ha imposto più di 240 nuove sanzioni contro Cuba.
Il 29 gennaio, Trump ha dichiarato un'emergenza nazionale attraverso l'Ordine Esecutivo 14380, qualificando il governo cubano come una «minaccia insolita e straordinaria» per la sicurezza nazionale americana, e il 7 maggio il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato sanzioni dirette contro GAESA, il conglomerato militare che controlla gran parte dell'economia dell'isola.
La narrativa ufficiale di Washington collega il regime cubano con Russia, Cina, Iran, Hamas e Hezbollah come attori ostili presenti sull'isola, consolidando la posizione dell'amministrazione Trump che vede Cuba come una minaccia attiva alla sicurezza dell'emisfero occidentale.
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