
Video correlati:
La locutrice e attrice cubana Laritza Camacho ha pubblicato su Facebook una riflessione su José Martí che è diventata una critica diretta al governo, in coincidenza con il 131° anniversario della caduta in combattimento del patriota a Dos Ríos, il 19 maggio 1895.
Il testo inizia con un ricordo personale: in un'occasione sua madre, Felicia Cabrera Cabrera, insegnante normalista, andò di mattina presto nell'aula per riempire la lavagna con l'immagine dell'apostolo e alcune sue citazioni prima che arrivassero i suoi alunni. "Non c'erano slogan, solo Martí, Cuba e i cubani", ha sottolineato Laritza.
La pubblicazione include una fotografia di quella lavagna, con quattro frasi di Martí scritte con il gesso: "La luce è il gaudio supremo degli uomini", "Un granello di poesia insaporisce un secolo", "Il lamento è una prostituzione del carattere" e "Un principio giusto, dal fondo di una caverna, può più di un esercito".
Camacho ricorda che quando aveva otto o nove anni si iniziò a proibire di chiamare Martí "apostolo", sostituendo il termine con "Eroe Nazionale", suppostamente per la connotazione religiosa della parola.
Tuttavia, l'ordine non ebbe successo: "Apostolo e maestro furono parole che rimasero radicate in quasi tutti, fino ad oggi", ha chiarito.
L'artista rifiuta con precisione l'argomento ufficiale: "apostolo" è una parola di origine greca che in termini civili designa un ambasciatore, un inviato a compiere una missione, e la missione di Martí è sempre stata quella di unire i cubani.
"Voglio continuare a chiamare apostolo Martí, come promemoria che alla sua missione unificatrice manca ancora un tratto (e lungo)", ha scritto, sottolineando la contraddizione di coloro che si proclamano martiani: "Ci definiamo martiani ma aggrediamo l'altro se non pensa come noi e peggio ancora, taciamo o voltiamo il volto se l'ingiustizia verso gli altri non ci sfiora."
La frase che concentra tutta la carica politica del testo è contundente: "Non c'è nulla di martiano in un potere che non ascolta il suo popolo".
Non è la prima volta che Camacho difende l'eredità martiana di fronte all'uso che il regime ne fa.
In gennaio, ha risposto alla giornalista ufficialista Arleen Rodríguez Derivet, che ha tentato di giustificare i blackout dicendo che "José Martí non conobbe la luce elettrica", con una frase contundente: "Continuate a girare intorno alla casa del trompo, ma non giocate con Martí dove abita il suo popolo. Martí è, forse, l'unica luce che ci resta. Rispetto".
En aprile, ha criticato il dispendio di risorse nell'atto ufficiale del 65° anniversario della proclamazione del carattere socialista della rivoluzione, che si è tenuto in 23 e 12, El Vedado, mentre la gente non poteva recarsi al lavoro per mancanza di trasporto. "Grida, slogan e spreco. Che bel carattere!", ha riassunto allora.
Il telone di fondo è una Cuba in crisi strutturale: lo stesso Miguel Díaz-Canel ha riconosciuto ad aprile che "si è completamente privi di carburante per quasi tutto", ma ha comunque ribadito il socialismo come "l'unica via d'uscita per Cuba".
La pubblicazione di Camacho, formulata precisamente nel anniversario della morte di Martí, acquisisce così una dimensione simbolica aggiuntiva: di fronte a un potere che invoca l'apostolo nei suoi atti e slogan, essa ricorda che il vero lascito martiano è ascoltare il popolo, non zittirlo.
Archiviato in: