
Video correlati:
La pubblicazione di Cubadebate che annuncia la cancellazione degli esami di ingresso all'istruzione superiore ha scatenato martedì un'ondata di commenti sui social network, di gran lunga critici, che sono diventati il vero termometro dell'opinione pubblica cubana riguardo a questa misura.
Il governo cubano ha sospeso le prove di ingresso all'università per l'anno accademico 2026-2027 e ha anticipato la chiusura dell'anno scolastico al periodo dal 15 al 30 giugno, come annunciato ieri dalla ministra dell'Educazione, Naima Ariatne Trujillo Barreto, e dal ministro dell'Educazione Superiore, Walter Baluja García, nella Mesa Redonda.
Un'idea si è ripetuta in numerosi commenti: la sensazione che il sistema educativo cubano stia attraversando un preoccupante regresso. «Compro un quinqué per la prossima campagna di alfabetizzazione», ha scritto un utente, riassumendo con sarcasmo il tono di molte reazioni.
Il riferimento ironico alla Campagna di Alfabetizzazione del 1961 —spesso citata dal regime cubano come uno dei suoi principali traguardi educativi— riflette la percezione di un deterioramento accumulato nell'insegnamento cubano.
Altri commenti sono stati altrettanto critici: «Tra qualche anno vivremo l'esperienza di una nuova Campagna di Alfabetizzazione; senza mettere in discussione il coefficiente cognitivo di alcuni studenti, l'accesso all'Educazione Superiore non è un hobby».
Una delle critiche più ricorrenti ha sottolineato la contraddizione con il precedente della pandemia: «Neppure durante la fase del covid sono state sospese le prove di ammissione e ora sì».
Questa contraddizione risulta ancora più evidente perché la stessa ministra Trujillo Barreto aveva dichiarato nel marzo del 2026 che «a nessuno è venuto in mente di dire, sospendiamo il corso scolastico», e che gli esami si sarebbero svolti il 5 giugno (Matematica), il 9 giugno (Spagnolo) e il 12 giugno (Storia di Cuba).
Alcuni commentatori lo hanno ricordato senza giri di parole: «Ma non avevano detto poco fa che si trattava di Fake News?»
L'indignazione ha coinvolto anche coloro che hanno studiato secondo le regole precedenti: «Ehi, ho faticato tanto in dodicesima perché io mi sono davvero impegnato per l'esame d'ingresso e ora lo rendono così facile».
Una voce che si è identificata come insegnante ha avvertito delle conseguenze strutturali: «Se il sistema non cambia, in futuro la nostra nazione sarà peggiore, non ci saranno professionisti che porteranno avanti il paese».
Un altro commento, tra i più citati, è stato categorico: «Eliminare gli esami non migliora l'istruzione... maschera solo il disastro. Un paese non avanza promuovendo gli studenti per decreto, ma formando giovani capaci. Poi si vedono universitari che non sanno scrivere, insegnanti senza preparazione e professionisti vuoti. L'esigenza non è crudeltà, è rispetto per il futuro».
Una preoccupazione specifica è emersa riguardo agli studenti degli istituti preuniversitari professionali di scienze esatte (IPVCE): «Completamente colpiti da questa decisione e in totale svantaggio, perché non è stata analizzata meglio l'assegnazione dei corsi per loro», ha sottolineato un utente, accennando al fatto che i loro percorsi sono più impegnativi rispetto a quelli dei preuniversitari regolari dove, secondo vari commentatori, i voti vengono «regalati».
Non sono mancate voci che hanno difeso la misura, sostenendo che gli studenti vivono in condizioni estreme — blackout di oltre venti ore, fame, mancanza di sonno — che rendono impossibile una valutazione equa, e che negli anni settanta e ottanta non esistevano nemmeno questi test.
La ministra, da parte sua, ha qualificato il processo del corso come «di straordinaria sensibilità, di sacrificio, di enorme impegno» e ha attribuito le difficoltà a «l'aggressiva politica del governo degli Stati Uniti», senza riconoscere responsabilità interna nel collasso educativo.
Il dato che contorna la magnitudine del problema: nel corso 2024-2025, solo il 51,5% degli aspiranti ha superato gli esami di ingresso su 18.402 studenti presentati, con casi estremi come Las Tunas dove appena il 16,7% ha superato le prove.
Archiviato in: