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La storica e attivista Alina Bárbara López Hernández ha pubblicato questo domenica su Facebook un frammento della sua intervista con il giornalista Daniel Lozano per il quotidiano spagnolo El Mundo, in cui smonta con rigore intellettuale la posizione del regime cubano riguardo al rapporto di intelligence sull'acquisto di oltre 300 droni militari.
López definisce la risposta ufficiale all'ultimatum del governo di Donald Trump come «assolutamente erratica», sia dal punto di vista militare che politico, e conclude che il regime sta inviando un messaggio inequivocabile: è disposto a far arrivare la guerra.
«Il modo in cui stanno rispondendo all'ultimatum del Governo di Donald Trump è assolutamente erratico. Dal punto di vista militare, perché parlano della dottrina della 'Guerra di tutto il popolo' per opporsi a un esercito 2.0, con droni, con armamenti intelligenti che qui non esistono», ha scritto l'attivista matancera.
López smonta questa dottrina sottolineando che la sua viabilità dipende da un consenso popolare e un sostegno contadino che lo stesso Stato ha distrutto: «Oggi questo è assolutamente impossibile: un focolaio guerrigliero si estinguerebbe per fame. Quali contadini gli daranno cibo se la politica dello Stato verso i contadini ha contribuito a far sì che il campo cubano sia abbandonato al proprio destino?»
Dal punto di vista politico, il suo giudizio è ancora più severo: «Il regime sta lanciando un messaggio che indica che resisteremo a qualsiasi condizione. Insomma, in qualche modo sta incitando a che sì, che venga la guerra, che la sto aspettando, quando un statista dovrebbe cercare di trovare le modalità, le strategie intelligenti per evitare un'aggressione sul Paese».
La questione intellettuale mette inoltre in dubbio con chi si intende resistere al regime: «Con i nostri giovani in servizio militare, che alcuni si stanno suicidando negli ultimi anni in cifre allarmanti e drammatiche perché non vogliono essere nelle unità militari?»
Il dato non è irrilevante: secondo Cubalex, almeno 19 giovani sono morti durante il Servizio Militare Obbligatorio nel 2025, e Archivo Cuba registra storicamente 27 casi di questo tipo tra le cause di morte in quel servizio.
López sottolinea anche il deterioramento sociale accumulato: «Un popolo che è stato lasciato al suo destino, al quale è stata voltata le spalle con il disassemblaggio di politiche considerate conquiste sociali della rivoluzione, abbandonate per decenni, in particolare dall'arrivo al potere di Raúl Castro nel 2008».
La sua conclusione è contundente: «Stanno praticamente mettendo il popolo cubano come una sorta di scudo umano».
Le dichiarazioni di López arrivano a poche ore di distanza dalla pubblicazione da parte del portale Axios di un rapporto basato su informazioni di intelligence riservate secondo il quale Cuba avrebbe acquisito più di 300 droni militari dalla Russia e dall'Iran dal 2023, con piani discussi per utilizzarli contro la base navale di Guantánamo, navi militari e possibilmente Key West.
Ante questo rapporto, né il viceministro Carlos Fernández de Cossío né il cancelliere Bruno Rodríguez Parrilla hanno negato l'acquisizione: entrambi si sono limitati a invocare la legittima difesa e ad accusare Washington di fabbricare pretesti.
Fernández de Cossío non ha smentito i droni e ha scritto su X: «Gli Stati Uniti sono il paese aggressore. Cuba, il paese aggredito, si basa sul principio di legittima difesa».
Rodríguez ha evitato di menzionare il rapporto e ha accusato i media di «promuovere calunnie e filtrare insinuazioni dallo stesso governo statunitense».
Quella omissione —non smentire i fatti— è precisamente ciò che López analizza e critica: un regime che, anziché cercare vie diplomatiche, invia segnali di essere disposto a trascinare il popolo cubano in un conflitto per il quale non ha né le risorse né il sostegno popolare necessari.
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