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In piena XIX Giornata Cubana contro l'Omofobia e la Transfobia, lo storico e ricercatore cubano Julio César González Pagés ha pubblicato giovedì scorso su Facebook una riflessione sui crimini commessi nelle Unità Militari di Aiuto alla Produzione (UMAP), i campi di lavoro forzato creati dal regime di Fidel Castro nel novembre del 1965 e operativi fino al 1968.
La jornada del 2026, che si svolgerà sotto lo slogan «L'amore è Legge» tra il 4 e il 21 maggio, serve da cornice per permettere a González Pagés di chiedere memoria storica su uno degli episodi più oscuri della dittatura cubana contro la comunità LGBTIQ+.
L'accademico segnala che circa 35.000 persone passarono per le UMAP durante i tre anni in cui furono attive, situate principalmente nella provincia di Camagüey, dove operarono come campi di lavoro agricolo forzato.
Le ragioni per internare qualcuno in quei campi erano ampie e arbitrarie: essere omosessuali, praticare qualche religione, essere considerati intellettuali «conflittuali» o semplicemente essere etichettati come «antisociali» o «controrivoluzionari», secondo le testimonianze di ex detenuti raccolte da González Pagés.
Gli internati erano sottoposti a estenuanti giornate di lavoro fisico, giustificate ideologicamente dalla loro «rigenerazione». Una delle testimonianze citate dallo storico descrive la durezza di quelle condizioni: «Nel pomeriggio i militari incitano a mantenere il ritmo, ma le forze non sono le stesse. Il clima, caldo e umido, favorevole alla coltivazione, affatica gli uomini».
Le conseguenze umane sono state devastanti: circa 500 detenuti sono finiti in ospedali psichiatrici e 180 si sono tolti la vita, di cui il 50% appartenenti alla comunità LGBTIQ+, ha evocato l'accademico, che presiede la Commissione Genere e Pace della ONG Movimento Cubano per la Pace.
González Pagés inquadra le UMAP all'interno del progetto ideologico del «nuovo uomo» socialista, citando l'intellettuale messicano Carlos Monsiváis, per il quale quel modello era «il militante della rigenerazione del continente latinoamericano», ma che a sua volta doveva combattere tutto ciò che lo «debilitava», inclusa l'omosessualità.
La memoria delle UMAP rimane politicamente scomoda per il regime. Il cantautore Pablo Milanés, che fu internato in quei campi, li descrisse senza ambiguità: «Riunirono tutti quelli che consideravano spregevoli in un campo di concentramento». Fidel Castro riconobbe nel 2010 la sua responsabilità personale nella creazione delle UMAP.
In contrasto, Mariela Castro Espín, direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (Cenesex) e figlia di Raúl Castro, ha minimizzato ripetutamente quel passato. Nel 2020 ha dichiarato che «il tema UMAP è molto sovradimensionato», e a luglio del 2023 è arrivata a sostenere che «a Cuba non ci sono stati campi di concentramento», negando così la natura repressiva di quei campi.
Esa stessa Mariela Castro ha annunciato ieri, durante la 19ª Gala tenutasi presso il Teatro de Variedades América di Centro Habana, che la Conga Cubana contro l'Homofobia e la Transfobia prevista per il 17 maggio è stata posticipata a luglio a causa della crisi elettrica, con un deficit projetto record di 2.204 MW per il picco notturno dello scorso giovedì.
In 2024, attivisti cubani hanno creato un database con documenti storici delle UMAP per preservare la memoria della repressione, inclusi materiali su classificazioni e obiettivi repressivi contro comportamenti considerati «effeminati» o «antisociali».
Il Dr. González Pagés, autore di libri come Masculinidades y cultura de paz e Macho, varón, masculino. Estudios de masculinidad ha chiuso la sua pubblicazione con un appello che riassume l'urgenza della sua riflessione: «Bisogna studiare la storia, vietato dimenticare, tutti i diritti per tutte le persone».
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