La Segreteria della UJC sostiene la Rete Giovanile Comunitaria mentre Cuba continua a precipitare

La prima segretaria della UJC Nazionale, Meyvis Estévez, ha celebrato su Facebook la Rete Giovanile Comunitaria come un'iniziativa «meravigliosa» capace di trasformare i quartieri cubani. L'entusiasmo ufficiale si scontra con una Cuba in caduta libera: PIL a -6,5% secondo le previsioni della CEPAL, blackout di 20 ore e oltre un milione di emigranti tra il 2021 e il 2025. Si stima che il 30% di coloro che partono siano giovani tra i 15 e i 34 anni, lo stesso pubblico che il regime intende «organizzare e coinvolgere».



Meyvis Estévez, prima segretaria della UJC NazionaleFoto © FB/Meyvis Estévez

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Meyvis Estévez, prima segretaria dell'Unione dei Giovani Comunisti (UJC) a livello nazionale, ha pubblicato questo venerdì su Facebook un acceso elogio alla Rete Giovanile Comunitaria, uno dei programmi principali del regime di Miguel Díaz-Canel, descrivendo l'iniziativa come «un compito bellissimo» e «gigantesco» in grado di trasformare i quartieri cubani.

L'entusiasmo «lirico» di Estévez arriva in un momento in cui Cuba registra una previsione di contrazione del PIL del -6,5% nel 2026 secondo la CEPAL, blackout di fino a 20 ore al giorno e oltre, e un salario medio di appena 16 dollari mensili, dati che la funzionaria omette con l'eleganza silenziosa della propaganda ufficiale cubana.

«Ci sono cose che non si misurano solo con numeri, rapporti o obiettivi. Ci sono cose che si sentono», scrisse Estévez, con la sua tipica prosa «poetica» che sembra progettata proprio per evitare i numeri, i rapporti e gli obiettivi che descrivono il disastro economico dell'Isola.

La segretaria della UJC ha riferito che «qualche giorno fa» si è riunita con il presidente Miguel Díaz-Canel per valutare «come stiamo avanzando in questa prima fase» della Rete, e ha citato una frase presidenziale che, nel contesto cubano attuale, suona più come una confessione che un'ispirazione: «In tutti i luoghi c'è qualcosa da abbellire, c'è qualche istituzione da migliorare».

Efectivamente. C'è qualcosa da abbellire: quasi tutto. E ci sono istituzioni da migliorare: praticamente tutte. Ma la soluzione proposta dal regime non è riformare il sistema che ha generato il collasso, ma mobilitare brigate giovanili per dipingere le scuole e organizzare pomeriggi di giochi.

Lanciata ufficialmente il 7 aprile 2026, la Rete Giovanile Comunitaria si struttura in sette progetti sotto il motto «Innovare, Creare, Guidare» e opera tramite brigate a livello di consiglio popolare, municipio e provincia. Tra i suoi componenti più significativi figurano i cosiddetti «nidi digitali», progettati per combattere le «fake news» sui social media e trasformare la comunicazione giovanile in «un'arma per la battaglia ideologica». Dipingere murali e vigilare sul pensiero altrui, tutto in un unico pacchetto.

Estévez, che il 3 aprile aveva già guidato la Parata Giovanile Antiimperialista «Aquí, con Fidel» —una delle tantissime lodi all'ex dittatore— invitando a «resistere, innovare e creare in mezzo all'avversità», sostiene nel suo post che «quando la Rete si muove, tutto il quartiere si muove con essa». Ciò che non menziona è verso dove si muove la maggior parte dei cubani: verso l'uscita.

La popolazione di Cuba è scesa a 9.748.007 abitanti, il livello più basso dal 1985, dopo un saldo migratorio negativo di 251.221 persone solo nel 2024. Più di un milione di cubani hanno lasciato l'isola tra il 2021 e il 2025, e si stima che il 30% di questi emigranti abbia tra i 15 e i 34 anni: esattamente il pubblico a cui la Rete Giovanile Comunitaria intende «organizzare, impegnare e riempire di colori».

Il stesso Díaz-Canel ha riconosciuto il 17 aprile che l'emigrazione giovanile è «una ferita dolorosa», anche se ha incolpato il capitalismo di «comprare» il talento formato gratuitamente a Cuba. L'ironia non è sfuggita a molti cubani che hanno ricordato che suo figliastro studia in un'università privata a Madrid, lontano da qualsiasi alveare digitale e da qualsiasi pomeriggio di giochi nel quartiere.

In maggio, la Rete Giovanile Comunitaria ha ampliato la sua missione: oltre a dipingere le scuole, le sue brigate hanno iniziato a distribuire la «Guida Familiare per la Difesa Civile» nei quartieri, nell'ambito dei preparativi militari del regime. Così, alla lista di compiti «belli» si deve aggiungere un altro: preparare la popolazione per un eventuale conflitto armato, inclusi candele.

Estévez chiude il suo post con una frase che, letta con attenzione, risulta involontariamente onesta: «Perché voi, giovani, studenti, vicini, amici, siete immersi in diverse battaglie. Ma non battaglie lontane né astratte: sono quelle che viviamo nei nostri quartieri, con i piedi per terra e il cuore in mano».

Battaglie contro la fame, l'oscurità e la disperazione, sì. Queste sono le vere battaglie dei giovani cubani nel 2026, e nessun murale di entusiasmo rivoluzionario potrà risolverle.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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