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Un medico del Hospital General Docente Julio M. Aristegui Villamil di Cárdenas, a Matanzas, ha pubblicato questa settimana in modo anonimo nel gruppo di Facebook «Cardenenses en Facebook» una denuncia contundente sul collasso del sistema sanitario cubano, descrivendo in dettaglio le tre grandi criticità che affrontano quotidianamente i pazienti del centro.
Il professionista, che ha nascosto la sua identità per «ragioni ovvie», ha scritto che fin dal momento in cui si accede al pronto soccorso, i pazienti devono fornire i propri materiali: siringhe, sonde, levine, bocchini per aerosol, attrezzature per venoclisi e trasfusione, e persino il sangue da trasfondere.
La seconda denuncia colpisce direttamente i pazienti oncologici: migliaia di persone affette da cancro aspettano interventi chirurgici che non vengono effettuati per mancanza di rilassanti muscolari, alcol e anestetici, anche quando gli stessi malati hanno già procurato con i propri mezzi guanti, suture, reti e medicazioni.
Il terzo punto descrive l'impossibilità di arrivare a una diagnosi: non si possono effettuare tomografie, risonanze magnetiche, colonscopie, endoscopie, ultrasonografie Doppler né molteplici analisi del sangue, il che lascia i pazienti «mal studiati».
«In sintesi, la salute gratuita è un mito, sì, non si paga, ma è un'assistenza scadente e nemmeno con i soldi si possono ottenere i servizi necessari», ha scritto il medico, che ha chiarito di pubblicare «solo per non esplodere».
Nei commenti del post, un secondo utente che si è identificato anch'esso come medico dello stesso ospedale ha risposto con una frase concisa: «sono medico in quel ospedale e la delusione è grande».
Un'altra utente, Ana Zayas, che ha dichiarato di essere vittima diretta del centro, ha affermato che «c'è molta mancanza di umanità e rispetto per i pazienti» e che l'ospedale «non ha nulla da offrire alla popolazione».
Susy Mederos ha aggiunto una dimensione ulteriore al quadro: «ci sono persone che donano farmaci e poi li rubano per rivenderli per strada», sottolineando la corruzione interna come un ulteriore fattore che aggrava la crisi.
Il Ospedale di Cárdenas accumula un recente storico di denunce documentate. A ottobre del 2025, il medico Miguel Alejandro Guerra Domínguez denunciò che non si effettuavano analisi di base ai pazienti con dengue, mentre le autorità provinciali negavano i fatti. A gennaio del 2025, l'ospedale rimase 15 giorni senza un ascensore funzionante, costringendo a trasferire i pazienti in barella per le scale. A aprile del 2026, morì un'infermiera che era tornata dal ritiro a causa della mancanza di personale.
La denuncia si colloca all'interno di una crisi sanitaria di proporzioni storiche. Lo stesso ministro della Salute Pubblica, José Ángel Portal Miranda, ha ammesso nel febbraio 2026 che il sistema è «al limite del collasso». L'ONU ha dichiarato un'emergenza umanitaria a Cuba nell'aprile 2026, documentando oltre 96.000 interventi chirurgici rinviati —inclusi 11.000 pediatrici— e 32.000 donne incinte a rischio, con un per assistere due milioni di persone in otto province.
L'esodo massiccio di professionisti aggrava la situazione: gli stipendi dei medici cubani oscillano tra 7.000 e 10.000 pesos cubani mensili —equivalenti a tra 16 e 20 dollari—, ben al di sotto del paniere di beni di prima necessità. Questo mese, una medica cubana ha lasciato pubblicamente la professione perché il suo stipendio di 6.562 pesos non le consentiva di vivere.
Il Ministero della Salute Pubblica copre solo il 30% del quadro fondamentale di medicinali, secondo i dati di luglio 2025, costringendo centri come quello di Cárdenas a dipendere dalla carità internazionale per poter funzionare: il cittadino belga-portoghese Adriano Solidaire ha inviato almeno dieci donazioni all'ospedale, incluso un contenitore completo di attrezzature mediche nel novembre 2024.
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