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La vendita di gas liquido in dollari su piattaforme come Katapulk e Supermarket23 conferma una realtà evidente per milioni di cubani: sopravvivere a Cuba dipende sempre più dall'accesso a valute estere.
Ambedue le piattaforme hanno iniziato a commercializzare bombole di gas liquefatto da 10 chilogrammi —le popolari “balitas”— a 29 dollari, con consegna esclusivamente all'Avana e con una condizione obbligatoria: il cliente deve consegnare una bombola vuota dello stesso formato e in buone condizioni per ricevere quella piena.
La misura arriva in mezzo a una crisi prolungata dell'approvvigionamento statale di GPL, caratterizzata da lunghe interruzioni, cicli di vendita prolungati e migliaia di famiglie colpite dalla scarsità.
Il regime insiste nel dare la colpa all'embargo statunitense, ma il deterioramento del servizio è anche dovuto alla mancanza di liquidità dello Stato cubano. A gennaio del 2026, il tanker Emilia è tornato vuoto a Cuba a causa dell'incapacità di pagamento del governo.
Nel frattempo, le opzioni che emergono per alleviare la crisi sono rivolte esclusivamente a coloro che ricevono rimesse o hanno accesso a dollari.
I 29 dollari che costa una balita di gas equivalgono attualmente a circa 15.660 pesos cubani al cambio informale, una cifra praticamente impossibile da sostenere per la maggior parte dei lavoratori e dei pensionati che ricevono stipendio in moneta nazionale.
La dolarizzazione non si limita più ai negozi di alimentari o ai servicentros. Ora abbraccia anche i servizi essenziali legati direttamente alla sopravvivenza quotidiana: cucinare, spostarsi e accedere a un'energia elettrica stabile.
Dal 2024, quasi 30 stazioni di servizio statali vendono carburante esclusivamente in dollari, mentre il settore privato ha iniziato a importare diesel e gas liquefatto dagli Stati Uniti con licenze autorizzate da Washington.
Il contrasto diventa sempre più evidente: mentre lo Stato riconosce di non poter garantire un approvvigionamento stabile di prodotti essenziali, consente e regola mercati in dollari che escludono gran parte della popolazione.
Sui social media, molti cubani hanno reagito con indignazione. “Mettete anche in dollari l'elettricità, l'acqua e ETECSA, ma pagate i salari in dollari”, ha reclamato un utente.
Per migliaia di famiglie che oggi cucinano con la legna o improvvisano fornelli elettrici in mezzo a continui blackout, la nuova offerta di gas non rappresenta una soluzione, ma un ulteriore segnale che in Cuba anche cucinare è diventato un lusso.
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