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Il mezzo ufficiale Razones de Cuba ha pubblicato questo lunedì un articolo in cui ammette apertamente che Starlink genera una rete di comunicazioni «parallela e incontrollabile» per lo Stato cubano, rivelando così il timore centrale del regime: l'esistenza di un'infrastruttura digitale che sfugge completamente alla sua sorveglianza e censura.
Il testo, intitolato «La guerra ibrida di Starlink contro Cuba», riconosce che l'architettura satellitare di SpaceX la rende «inherentemente resistente ad attacchi fisici o all'interdizione governativa» e avverte che, per il regime, ciò rappresenta «una minaccia esistenziale».
La pubblicazione è la risposta propagandistica del regime dopo aver rifiutato l'ultimatum degli Stati Uniti. che condizionava gli aiuti economici all'installazione di Starlink, alla liberazione di prigionieri politici e ai progressi verso elezioni libere.
L'articolo ufficialista elenca con precisione gli usi che il regime teme da quella rete: coordinare proteste, diffondere informazioni, connettere attivisti con l'estero e «evadere i sistemi di sorveglianza e controllo dello Stato».
Elencandoli, il regime conferma che il suo rifiuto a Starlink non è di natura tecnica o giuridica, ma politica: una rete che non può tagliare né spiare è una rete che non può controllare.
La pubblicazione qualifica l'operazione di SpaceX come una «strategia deliberata di illegalità finta» e sostiene che le terminali «non arrivano come merce dichiarata», ma nascoste in pannelli solari, televisori, ricambi per automobili e carichi di cibo.
Secondo il testo ufficiale, nel 2025 il governo ha sequestrato più di 80 router, 20 terminali e sette antenne.
Il regime giustifica pene da tre a otto anni di carcere per coloro che possiedono queste attrezzature, basandosi sull'articolo 295.1 del Codice Penale e sul Decreto-Ley 35/2021, che riserva esclusivamente allo Stato l'importazione, l'installazione e l'uso delle attrezzature di radiocomunicazione.
Il testo ufficiale arriva a paragonare un'antenna Starlink con «l'installazione di microfoni, telecamere o basi di lancio di missili sul territorio nazionale».
Il contesto diplomatico spiega l'urgenza dell'articolo. Il governo di Trump ha formalmente offerto Starlink a Cuba il 10 aprile, durante il primo volo governativo statunitense a L'Avana dal 2016.
Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha confermato a EFE il 21 aprile che la proposta includeva connettività «gratuita, veloce e affidabile in tutta l'isola». Il regime ha rifiutato l'offerta nove giorni dopo.
Il timore del regime per l'accesso libero a Internet ha precedenti documentati. Durante le proteste dell'11 luglio 2021, ETECSA ha eseguito interruzioni massicce di Internet in tutta l'isola per impedire la diffusione di immagini e la coordinazione dei manifestanti, interruzioni verificate da NetBlocks e Access Now.
Il monopolio statale delle telecomunicazioni mantiene la sua concessione prorogata fino al 2036.
In marzo, Elon Musk ha confermato che Starlink «funziona a Cuba, solo che non può essere venduto lì», il che conferma che il segnale satellitare raggiunge già l'isola. Nel mercato informale cubano, i dispositivi circolano a prezzi compresi tra 1.300 e 2.000 dollari.
L'articolo di Razones de Cuba conclude che Starlink «non è solo un servizio di internet», ma «uno strumento operativo, un facilitatore logistico e un attivo di interferenza esterna progettato per minare la sovranità e la sicurezza dello Stato cubano».
La frase, letta dalla prospettiva del popolo cubano, equivale ad ammettere che il regime considera l'accesso libero a internet una minaccia alla propria sopravvivenza.
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