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Lisnayi, una ragazza con paralisi cerebrale infantile (PCI) che vive a Matanzas, ha vissuto un grande spavento quando ha ingerito accidentalmente il ciondolo di una collana di sua madre, come raccontato su Facebook dall'attivista e scrittore cubano Guillermo Rodríguez Sánchez, conosciuto sui social come Guillermo Rodsan.
Secondo il racconto, la madre teneva Lisnayi in braccio quando la bambina, con un gesto brusco, «le ruppe la catenina del collo, con tanta sfortuna che le cadde in bocca e inghiottì il ciondolo all'istante».
La famiglia si è recata immediatamente al pronto soccorso, dove sono stati effettuati raggi X che hanno confermato la presenza dell'oggetto alloggiato nel tratto digestivo.
La radiografia mostra chiaramente il corpo estraneo di forma quadrata nella regione addominale.
Fortunatamente, l'incidente non ha richiesto intervento chirurgico: «ha solo richiesto di tenere d'occhio per un paio di giorni fino a quando è uscito il primo, dorato», ha scritto Rodsan con sollievo.
L'attivista ha sfruttato l'episodio per lanciare un avviso diretto ad altre famiglie con bambini e bambine con PCI: «zero indumenti, orecchini o accessori quando la tiene in braccio».
L'avvertimento non è da sottovalutare. Come ha spiegato Rodsan, «le bambine e i bambini PCI tendono a prendere tutto ciò che hanno a portata di mano», il che li espone a rischi di ingestione accidentale di oggetti che possono portare a emergenze mediche gravi.
Dal punto di vista medico, l'80% dei corpi estranei ingeriti dai bambini attraversa l'apparato digerente senza complicazioni, ma il 20% rimanente può rimanere bloccato nell'esofago con il rischio di perforazione, specialmente se sono metallici.
In questo caso, l'oggetto ha continuato il suo corso naturale senza causare danni.
Lisnayi è originaria di Ciego de Ávila e si è trasferita con la sua famiglia a Matanzas alcuni mesi fa.
Grazie alla rete solidale che Rodsan ha costruito sui social media, la famiglia ha ricevuto elettrodomestici —frigorifero, lavatrice, ventilatore ricaricabile e attrezzature da cucina—, oltre a 250 mila pesos cubani in alimenti, 100 mila pesos in contante, giocattoli e vestiti mentre viveva a Ciego de Ávila, e ha portato tutto ciò con sé durante il trasloco.
Il caso di Lisnayi si inserisce in una realtà che colpisce molte famiglie cubane: i bambini con PCI affrontano l'abbandono istituzionale a Cuba, con una cronica scarsità di medicinali, difficoltà nell'accesso a centri educativi specializzati e una quasi totale dipendenza da reti di solidarietà cittadina.
Activisti come Rodsan hanno colmato questa assenza dello Stato, canalizzando donazioni verso famiglie vulnerabili con bambini disabili in tutta l'isola, di fronte a un sistema che si volta dall'altra parte.
Altri casi documentati mostrano lo stesso schema: madri cubane denunciano che il Ministero dell'Istruzione nega servizi essenziali ai loro figli con disabilità, mentre famiglie con bambini affetti da paralisi cerebrale lottano da sole contro la precarietà.
«Un spavento che avrebbe potuto essere peggio, ma solo questo», ha concluso Rodsan il suo post, con la gratitudine di chi sa che questa volta il finale è stato il migliore possibile.
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