Luis Manuel Otero «è l'emblema di un'epoca», dice il cineasta cubano Ernesto Fundora



Ernesto Fundora e Luis Manuel Otero AlcántaraFoto © Captura FB/Ernesto Fundora e FB/EFE

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Luis Manuel Otero Alcántara «è l'emblema di un'epoca» e in lui ci sono «molti pilastri di ciò che Cuba necessita per il suo futuro immediato», ha affermato il cineasta cubano Ernesto Fundora in una intervista concessa a Diario de Cuba riguardo al suo documentario Estamos conectados, nel quale ha ritratto l'artista e attivista per cinque anni.

Fundora ha filmato a Otero Alcántara tra il 2016 e il 2021 senza sapere inizialmente che quel materiale si sarebbe trasformato in un lungometraggio documentario. Il risultato è, secondo le sue stesse parole, «un ritratto intimo e al contempo il documento storico» di un’epoca segnata dal disgelo tra Cuba e Stati Uniti, dall’ascesa dell’attivismo artistico e dalla successiva radicalizzazione del conflitto politico nell'Isola.

Il direttore, nato nel 1967 e residente in Messico, descrive la trasformazione che ha osservato nel protagonista durante le riprese: «Il documentario mostra proprio quell'evoluzione di un Luis Manuel più ingenuo, più sociologico, che cerca di comprendere il calvario di una nazione attraverso i suoi sistemi di adorazione religiosa», fino a diventare una figura antisistema che «percepisce una connessione» nello Stato cubano.

Riguardo al pericolo che ha comportato girare sull'Isola, Fundora riferisce: «Era la normalità di chiunque stia trattando temi censurati in una Cuba tirannicamente egemonica. È una società bloccata contro il dissenso». Il suo intero team lo ha abbandonato per paura, finché non è rimasto da solo. «Sono rimasto da solo con la macchina da presa e una lucina portatile. Con quello ho fatto l'intervista base che sostiene tutta la narrativa», racconta.

Quella solitudine forzata produsse, paradossalmente, una vicinanza eccezionale con il protagonista. Fundora descrive come condivisero tavola e cibo, come si costruì «una complicità silenziosa» fatta di «occhiatine, pause, silenzi, un riconoscimento generazionale». Il cineasta sostiene che quella esperienza umana «impregna il materiale di un'energia che lo rende più profondamente umano».

Il documentario è stato presentato il 7 febbraio 2026 al Museo Americano della Diaspora Cubana a Miami, con proiezioni aggiuntive a La Piccola Habana e trasmissione su N+ Univision Miami. Il film include musica di Omar Sosa e Armando Gola, incorpora il rap cubano come colonna sonora della resistenza e raccoglie testimonianze sul carcere di Otero e le proteste dell'11 luglio 2021.

Fundora è categorico nel valutare il luogo storico del suo protagonista: «Non c'è figura più rilevante durante il disgelo di Luis Manuel e del Movimento San Isidro». Aggiunge che il video è stato per quel movimento «la penna elettronica della sua epoca, o persino il fucile simbolico della sua resistenza», sottolineando il potere del supporto audiovisivo come strumento politico di fronte al discorso ufficiale del regime.

La intervista sul documentario avviene in un momento di alta tensione per Otero Alcántara. L'artista, condannato a cinque anni di prigione a giugno 2022 per oltraggio ai simboli della patria, disobbedienza e disturbo della quiete pubblica, sta scontando la pena nella carcere di massima sicurezza di Guanajay. Tra il 30 marzo e il 6 aprile ha effettuato una sciopero della fame di otto giorni in protesta contro minacce di morte da parte di agenti del Dipartimento 21 della Sicurezza dello Stato.

Il 22 aprile, il Tribunale Supremo ha confermato la sua detenzione fino a luglio, respingendo i ricorsi presentati da Cubalex. Parallelamente, il 12 aprile è stata lanciata la campagna internazionale «Una foto con Luisma», coordinata da membri del Movimento San Isidro da Miami e Madrid, per chiedere la sua liberazione. Amnesty International lo riconosce come prigioniero di coscienza.

Sul futuro di Cuba, Fundora lo riassume in una sola parola: «guarigione». E riguardo all'essere umano che spera di vedere uscire di prigione a luglio, conclude: «Credo che l'uomo che uscirà da quella prigione non sia lo stesso che è entrato. Sarà un uomo cresciuto, con scopi diversi».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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