Quello che si vive a Cuba: trasforma stivali e bottiglie in pinne per pescare



I cubani inventano pinne a rana con pomelli di plasticaFoto © Collage catture Facebook/Pesca e altro a Camagüey

Un cubano identificato è diventato virale sui social media dopo aver realizzato le proprie pinne da sub —conosciute a Cuba come «patas de rana»— utilizzando una tanica di plastica da 20 litri e un stivale di gomma, a causa dell'impossibilità di acquistare l'attrezzatura sull'isola.

Il video pubblicato sulla pagina Facebook «Pesca y más en Camagüey» ha accumulato oltre 138.000 visualizzazioni e riassume in 35 secondi la realtà quotidiana di milioni di cubani.

Chi registra la scena interpellava un uomo con stupore e umorismo: «Guardate, gente, per farvi vedere cosa si sta vivendo a Cuba, qui non c'è budget per paterrana».

Il pescatore risponde con naturalezza che le sue pinne sono fatte di un «porrón da 20 litri e una stivale di gomma», e spiega che le userà per entrare in mare con un secchio a pescare.

Il narratore, tra risate, paragona le alette improvvisate a un marchio commerciale, a cui il creatore del singolare congegno chiarisce che le sue sono di un'altra marca.

Lo scambio termina con un suggerimento ironico: «Investi in un paio di mezzi, anche solo per non farti spellare», riferendosi alle abrasioni che inevitabilmente causeranno le pinne fatte in casa.

La frase pronunciata dal narratore —«È vero che il cubano non ha dominato il mondo perché non ha avuto voglia»— riassume il tono di rassegnazione orgogliosa con cui molti cubani descrivono il loro ingegno di fronte alla scarsità, un'espressione popolare che circola frequentemente in situazioni come questa.

Questo tipo di invenzione non è un caso isolato. L'ingenio cubano di fronte alla crisi economica è stato documentato in molteplici ambiti: dai forni realizzati con foglie di almendrón ai ventilatori assemblati con batterie di walkie-talkie.

En marzo scorso si è registrato il caso di un cubano che ha inventato un fogón con foglie di mandorlo per cucinare durante i blackout, mentre altri hanno trasformato vecchie pentole per il riso in fogoni a carbone per affrontare la stessa crisi energetica.

La scarsità di articoli sportivi e da pesca è una conseguenza diretta del collasso economico che sta attraversando Cuba, considerato il più grave dalla Rivoluzione.

I salari medi sull'isola variano tra 16 e 54 dollari al mese al tasso di cambio informale, una cifra che rende inaccessibili anche i beni più basilari.

I blackout di tra 12 e 18 ore al giorno aggravano ulteriormente la situazione, causando il collasso della produzione e del commercio.

In questo contesto, i cubani sono tornati persino a usare stufe degli anni '80 per affrontare la crisi energetica, mentre proliferano i tutorial per sopravvivere accendendo carbone a causa della mancanza di gas ed elettricità.

La pesca artigianale è un'attività fondamentale per l'autosufficienza nelle province costiere come Camagüey, il che rende l'improvvisazione di attrezzature come le pinne una necessità reale. Il video di Dionelito non è solo una curiosità virale: è un ritratto fedele di ciò che significa sopravvivere a Cuba nel 2026.

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Redazione di CiberCuba

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