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Il ministro dell'Energia e Miniere, Vicente de la O Levy, ha annunciato questo mercoledì nella Mesa Redonda che Cuba ha già nel suo territorio le risorse materiali per quattro impianti di batterie di accumulo energetico da 50 MW ciascuno, con una capacità totale di 200 MW, e che appena entrerà in funzione il primo di essi, il sistema elettrico nazionale potrà superare i 900 MW di generazione solare fotovoltaica diurna.
Il comunicato arriva in mezzo a una grave crisi energetica: sebbene Cuba abbia installato 1.334 MW di capacità solare fotovoltaica, secondo il giornale ufficialista Granma, in pratica genera solo circa 500 MW, molto al di sotto del record storico di 900 MW raggiunto in precedenza.
"Quando avremo il primo posizionamento della batteria, che è di 50 megawatt, libereremo i parchi e torneremo a valori molto più alti di quelli che abbiamo oggi, oserei dire anche sopra i 900, perché abbiamo continuato il processo di investimento."
Il ministro ha anche sottolineato che abbiamo anticipato l'invio delle risorse già delle batterie come parte delle misure adottate per accelerare il recupero del sistema elettrico.
Questo si verifica in un contesto in cui Cuba richiede otto petroliere al mese per soddisfare le sue esigenze energetiche di base, e in cui il petroliero russo Anatoly Kolodkin ha scaricato 100.000 tonnellate di petrolio sull'isola come parte dell'approvvigionamento energetico recente.
Il titolare del ramo ha affermato inoltre che, se non ci fosse stato l'embargo statunitense, "la riduzione dei blackout sarebbe stata straordinaria", sottolineando al contempo che il danno causato da questo embargo alla vita energetica del paese è stato "brutale".
La dichiarazione è stata rilasciata durante un'udienza in cui l'ufficiale ha esaminato lo stato del Sistema Elettroenergetico Nazionale (SEN), la raffinazione del combustibile russo e la strategia di transizione energetica, in un momento di relativo ma fragile sollievo per l'isola.
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