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La crisi economica a Cuba continua ad approfondirsi in mezzo a prolungati blackout, inflazione crescente, calo del prodotto interno lordo e un deterioramento sostenuto del tenore di vita.
In questo contesto, l'economista cubano Orlando Freire Santana ha esposto, in una recente intervista con CubaNet, una serie di misure che -a suo avviso- risultano imprescindibili per guidare il paese verso un recupero reale.
Con oltre quattro decenni di esperienza in istituzioni statali come il Ministero dell'Industria Sideromeccanica, l'Industria della Pesca e l'Ufficio Nazionale di Amministrazione Fiscale (ONAT), Freire offre un'analisi severa del modello economico attuale e propone una trasformazione profonda che va oltre i semplici aggiustamenti.
La crisi economica a Cuba continua ad approfondirsi in mezzo a prolungati black-out, inflazione crescente, calo del prodotto interno lordo e un deterioramento costante del tenore di vita. In questo contesto, l'economista cubano Orlando Freire Santana ha esposto, in un'intervista con CubaNet, una serie di misure che —a suo avviso— risultano imprescindibili per guidare il paese verso una reale ripresa.
Tre misure chiave per uscire dalla crisi
Prima di qualsiasi diagnosi più ampia, Freire riassume quello che considera il nucleo delle soluzioni immediate e propone tre azioni urgenti:
1- Privatizzare settori chiave dell'economia: “Quando parlo di privatizzazioni mi riferisco principalmente all'industria e alla commercializzazione.”
2-Eliminare il molestare il settore non statale: “Smettere di molestare il settore non statale dell'economia”.
3-Incentivare la produzione agroalimentare: “Supportare maggiormente gli usufruttuari delle terre affinché aumentino la produzione agroalimentare”. Per l'economista, queste misure sono direttamente collegate a uno dei maggiori problemi strutturali del paese:
“Una delle cose che mantiene il paese così com'è è la debole produzione agroalimentare”.
Privatizzazione parziale della salute e dell'istruzione
L'economista si esprime anche su settori sensibili come la salute e l'istruzione.
La sua proposta non è una privatizzazione totale, ma un modello misto: “Non si può privatizzare tutta la salute né tutta l'istruzione... bisogna lasciare una parte allo Stato e privatizzare l'altra”.
Sostiene che questo schema permetterebbe di mantenere l'accesso per i settori più vulnerabili, aprendo allo stesso tempo spazi di efficienza per coloro che possono permetterselo.
Inoltre, propone di recuperare istituzioni storiche: “Bisogna restaurare i collegi religiosi... e restituire quelli che sono stati confiscati”.
In questo senso, insiste sulla necessità di indennizzi: “Le proprietà che non sono state risarcite devono essere indennizzate... affinché l'economia funzioni bene e non ci sia risentimento.”
Primi 100 giorni: Prezzi liberi e smantellamento dell'apparato statale
In una eventual riforma economica, Freire considera che le decisioni iniziali debbano concentrarsi nel smontare i meccanismi di controllo attuali.
Una delle più importanti sarebbe la liberalizzazione dei prezzi: “Non possiamo continuare con prezzi approvati da un burocrate... il mercato fornisce le informazioni di cui hai bisogno”.
Propone inoltre di eliminare le strutture statali inefficienti, specialmente in agricoltura: “L'Acopio è un'azienda estremamente inefficiente... molte volte lascia la merce nei campi”.
Per l'economista, il problema non è solo economico, ma organizzativo: “Ci sono molte entità intermedie che stanno ostacolando”.
Inflazione: Il problema di fondo è la mancanza di produzione
Freire insiste sul fatto che il controllo dell'inflazione non dipenda da misure amministrative, ma da un aumento reale dell'offerta: “La cosa più efficace per controllare l'inflazione è aumentare la produzione”.
Tuttavia, riconosce il principale ostacolo: “Praticamente non si sta producendo niente”.
La dolarizzazione parziale aggrava la situazione: “Ci sono negozi dove devi avere dollari… quindi il salario in moneta nazionale perde significato”.
Investimenti esteri e fiducia
Un altro asse chiave della sua proposta è l'apertura agli investimenti esteri: “Il settore elettro-energetico e tutti i settori devono essere aperti agli investimenti esteri”.
Freire considera che questo sia l'unico modo per ottenere risorse e tecnologia: “È l'unico settore che fornisce tecnologia e risorse finanziarie”.
Tuttavia, riconosce che persistono ostacoli ideologici e regolamentari: “Ci sono molte difficoltà... c'è ancora una mentalità secondo cui l'investimento straniero ti ruba.”
Per invertire questa situazione, insiste sulla necessità di generare fiducia: “L'investitore deve sapere che può rimpatriare i propri guadagni e che non verrà confiscato”.
Settore privato sotto pressione
Nell'intervista con CubaNet, l'economista riconosce l'esistenza di un settore privato a Cuba, ma avverte che opera in condizioni avverse: “È un settore molto ostacolato dallo Stato”.
Descrive un ambiente di continua incertezza: “Se sei sotto la pressione di ispettori e regolamenti, non hai sicurezza… e così non può funzionare nessun affare”.
Un paese senza sostegno finanziario né capacità produttiva
Dopo aver esposto queste priorità, Freire descrive con incisività lo stato generale dell'economia: “Lo stato generale dell'economia cubana è cattivo”.
Nell'intervista con CubaNet, spiega che uno dei problemi centrali è la debolezza delle finanze esterne: “Non si paga il debito estero… e le produzioni nazionali non vengono rispettate”.
A ciò si aggiunge l'assenza di settori esportatori solidi: “Non ci sono categorie esportabili di qualità che possano catapultare il paese verso un trattato di libero scambio”.
Il risultato è un'economia incapace di sostenere le proprie necessità di importazione, il che influisce direttamente sull'approvvigionamento interno.
Sul piano domestico, la situazione non è affatto migliore. Freire riassume lo scenario in due variabili chiave: “Un'inflazione tremenda e un livello di vita basso”.
Indicatori critici: blackout, inflazione e calo del PIL
Tra gli indicatori più preoccupanti, l'economista evidenzia la crisi energetica e sottolinea anche il comportamento del prodotto interno lordo, che "è diminuito notevolmente negli ultimi anni".
A questo si aggiunge la crescita sostenuta dei prezzi, che ha eroso il potere d'acquisto della popolazione: “Il potere d'acquisto del salario è diminuito sensibilmente... e quello delle pensioni è al minimo”.
Freire avverte che le misure adottate dal Governo, come gli aumenti salariali, risultano insufficienti: “È una pastiglietta per un dolore... non si risolve nulla”.
Riforme legali e costituzionali
Freire sostiene che i cambiamenti economici devono essere accompagnati da profonde trasformazioni legali: “L'attuale Costituzione propone un'economia centralizzata... io la cambierei con un'economia di mercato”.
Contesta anche il ruolo del Partito Comunista: “Chi ha mai visto che una costituzione affermi che un partito è il rettore della società?”.
GAESA: un potere economico parallelo
Uno dei punti più sensibili della sua analisi è il ruolo di GAESA: “Controlla le entrate del settore turistico… e non è controllata dalla Corte dei conti”.
Secondo quanto spiegato, questo distorce la politica degli investimenti: “Si investe in hotel sottoutilizzati mentre si trascura la produzione di cibo e l’industria”.
Per questo, propone una misura drastica: sarebbe opportuno smantellare GAESA.
Cambio strutturale e dibattito politico
Freire è chiaro nel sostenere che i cambiamenti necessari non possono essere superficiali: “È necessario un cambiamento completo del modello attuale”.
Sebbene riconosca che esistono esempi come la Cina e il Vietnam, dove sono state applicate riforme economiche senza cambiamenti politici, avverte che il caso cubano è diverso.
“Per una trasformazione reale… è necessario un cambiamento politico.”
Tuttavia, ammette che all'interno del sistema stesso ci sono posizioni diverse: “Ci sono dirigenti riformisti e dirigenti di linea dura”.
Il peso dell'embargo e la responsabilità interna
Riguardo alle sanzioni degli Stati Uniti, l'economista relativizza il loro impatto: “Hanno un peso secondario… ciò che è fondamentale è l'inefficienza interna”.
Un modello di futuro: economia di mercato e integrazione internazionale
De cara al futuro, Freire propone un modello basato sul mercato: “L'economia cubana deve essere un'economia di mercato, con uno Stato in un ruolo secondario.”
Questo modello includerebbe: Maggiore sicurezza giuridica; Aumento delle esportazioni e Inserimento in accordi commerciali
"È molto difficile vedere un paese che non sia inserito in trattati di libero scambio e che possa progredire," ha osservato.
Capitale umano ed emigrazione
L'economista avverte anche sull'impatto della massiccia emigrazione: “Sono stati portati via tecnici, operai qualificati e un capitale culturale importante”.
Per invertire questa tendenza, è fondamentale migliorare i redditi e generare opportunità concrete all'interno del paese.
Pese al diagnosi critico, Freire lascia un messaggio di speranza: “Abbiate fede che tutto possa cambiare… il cambiamento fondamentale è economico”.
Tuttavia, la sua conclusione è chiara: senza riforme profonde - e possibilmente senza trasformazioni politiche - l'economia cubana difficilmente potrà uscire dall'attuale stagnazione.
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