Il Movimento MAGA insiste nel deportare almeno un milione di migranti all'anno



Deportazioni (Illustrazione realizzata con IA)Foto © CiberCuba/Sora

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Una coalizione di oltre 100 organizzazioni affini al movimento MAGA ha presentato il 30 marzo un piano di 21 punti che richiede di deportare almeno un milione di migranti irregolari all'anno, in risposta ai risultati del primo anno dell'amministrazione Trump, che sono stati al di sotto degli obiettivi promessi, ha riportato Univisión.

Il documento, denominato “Mass Deportation Coalition Playbook”, è composto da gruppi come FAIR, Tea Party Patriots, Freedom Caucus e American Moment, e propone una strategia di “tolleranza zero”.

Questo include raid in fabbriche e zone agricole, restrizioni bancarie per persone senza status migratorio, registrazione obbligatoria per gli irregolari, confisca di beni, sanzioni ai paesi che non accettano le rimpatri e un'espansione significativa della capacità di detenzione dell'ICE.

Tra le misure si prevede anche il inasprimento dei criteri di asilo, l'accelerazione delle espulsioni, l'uso di basi di dati per tracciare gli irregolari, multe elevate, ispezioni lavorative più rigorose e la creazione di unità federali per coordinare deportazioni di massa.

Il bilancio del primo anno di Trump in materia migratoria non soddisfa né la Casa Bianca né l'ala dura dei repubblicani.

Entre il 20 gennaio e il 31 dicembre 2025 si sono registrati poco più di 600.000 deportati —inclusi i casi trattati alla fine del governo di Joe Biden— e circa 72.000 detenuti nei centri dell'ICE, cifre ben lontane dall'obiettivo di un milione di deportazioni e 100.000 letti quotidiani.

La strategia si sviluppa in un contesto di pressione politica ed elettorale, con lo sguardo rivolto alle elezioni legislative di novembre, mentre cresce la preoccupazione nei settori repubblicani per la perdita di sostegno da parte dei cittadini in materia migratoria.

Una survey di Reuters/Ipsos citata da Univisión ha rivelato che solo il 38% degli americani approva la gestione della migrazione di Trump, uno dei temi centrali del suo governo.

Un report del quotidiano The New York Times ha segnalato che Stephen Miller, principale architetto di questa politica, affronta interrogativi su fino a che punto può inasprire le deportazioni senza approfondire il rifiuto pubblico né le divisioni politiche nel paese.

Il rapporto avverte anche che i raid e le operazioni hanno riattivato un dibattito nazionale sull'ambito di queste misure e le loro implicazioni, in un contesto in cui esperti ed ex giudici dell'immigrazione denunciano possibili violazioni del giusto processo.

I dati citati indicano che circa il 73% delle persone detenute nei centri dell'ICE non hanno precedenti penali, il che amplifica l'impatto di queste politiche su milioni di migranti irregolari, molti dei quali risiedono negli Stati Uniti da anni.

Inoltre, il sistema migratorio affronta ritardi significativi, con oltre 11,3 milioni di pratiche accumulate e circa 3,7 milioni di casi pendenti nei tribunali per l'immigrazione, il che complica ulteriormente l'attuazione di una strategia di deportazioni su larga scala.

Nonostante questi ostacoli, la coalizione e i settori più rigidi del Partito Repubblicano insistono per proseguire con una politica più aggressiva, con l'obiettivo di accelerare le deportazioni e ampliare il controllo migratorio in tutto il paese.

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Redazione di CiberCuba

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