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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha nuovamente preso parte a una giornata di “lavoro volontario” ad Artemisa, come parte delle attività organizzate in occasione dell'anniversario delle organizzazioni giovanili del regime.
La scena, ampiamente diffusa da social media ufficiali, ha tentato di trasmettere impegno e vicinanza in mezzo a una crisi che non dà tregua.
Secondo la Presidenza, il primo segretario del Partito Comunista di Cuba ha partecipato a lavori agricoli insieme a militanti, all'Unione dei Giovani Comunisti (UJC) e ad altri settori, con l'obiettivo di promuovere la produzione di alimenti.
Il messaggio ha insistito sulla necessità di progredire verso la cosiddetta "sovranità alimentare", un obiettivo ribadito per anni senza risultati visibili.
Le immagini di Díaz-Canel "nel solco e sotto il sole" hanno cercato di rafforzare la narrativa del sacrificio collettivo, mentre la realtà del paese mostra un sistema agricolo collassato, con scarsità di forniture, bassa produttività e crescente dipendenza dalle importazioni.
In parallelo, durante l'attività sono stati consegnati i tesserini della UJC a 18 giovani, a testimonianza dello sforzo del regime per mantenere la sua influenza ideologica su generazioni sempre più distanti dal discorso ufficiale.
Il gesto coincide con recenti dichiarazioni dello stesso Díaz-Canel, il quale ha esortato i giovani a “rivendicare Cuba” quotidianamente sui social media e a combattere ciò che definisce “colonizzazione culturale”, in riferimento a opinioni critiche al di fuori del controllo statale.
Tuttavia, per molti giovani cubani, il problema non risiede in una presunta influenza esterna, ma nella mancanza di opportunità, nei salari bassi, nei blackout e nell'impossibilità di costruire un progetto di vita all'interno del paese.
Questi giorni di lavoro volontario, anziché offrire soluzioni strutturali, funzionano come strumenti di propaganda che mirano a rafforzare la narrativa ufficiale, mentre la crisi continua a spingere migliaia di giovani verso l'emigrazione, le droghe o il disincanto.
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