Cubana in Spagna esplode: Come osano persone di altre nazionalità parlare di Cuba come se fossero esperte?



Cubana in Spagna attacca coloro che incolpano solo gli Stati Uniti per la crisi nell'isolaFoto © TikTok / @anita.mateu

La influencer cubana Anita Mateu, residente in Spagna, ha riacceso un intenso dibattito sui social media dopo aver pubblicato un nuovo video su TikTok in cui critica coloro che attribuiscono la crisi a Cuba esclusivamente agli Stati Uniti.

Nel video, disponibile sul suo profilo TikTok (@anita.mateu), la giovane mette in discussione il fatto che persone non cubane esprimano opinioni sulla situazione dell'isola senza averla vissuta. “Come osano venire persone di altre nazionalità che non sanno nulla a parlare e opinare come se fossero esperti in tema Cuba–Stati Uniti?”, afferma.

La creatrice di contenuti rifiuta l'idea che la situazione del paese sia dovuta unicamente al "blocco" e sostiene che esista commercio tra Cuba e Stati Uniti e altri paesi. “È colpa del blocco, per favore!, ci sono agenzie di spedizione dagli Stati Uniti a Cuba, a Cuba ci sono tante cose degli Stati Uniti, molte, tutto il tempo”, afferma.

Nella sua intervento, insiste sul fatto che il problema principale è interno: “la situazione attuale di Cuba non è colpa del blocco degli Stati Uniti (…) il principale problema è l’attuale governo”.

Mateu descrive anche il sistema economico cubano come altamente controllato dallo Stato e afferma che limita lo sviluppo individuale. "Il paese Cuba è totalmente nazionalizzato dallo Stato, tutto appartiene allo Stato", dice, mentre difende la necessità di un mercato con concorrenza.

Come parte della sua testimonianza, racconta esperienze personali sull'espropriazione di imprese familiari dopo l'arrivo del sistema socialista. “Mio nonno aveva una macelleria (…) quando è trionfata la rivoluzione, quella macelleria è stata trasformata in un negozio dello Stato, gliel'hanno tolta, l'hanno espropriata”, racconta.

Inoltre, critica la dollarizzazione parziale dell'economia cubana e la perdita di valore del peso cubano: “con la moneta di Cuba non compri nulla, ora con la moneta degli Stati Uniti compri moltissime cose”.

Nel suo messaggio, mette anche in discussione la mancanza di libertà politiche nell'isola: “è una dittatura, dove noi cubani non scegliamo il nostro presidente, non votiamo alle elezioni, lo stesso governo è al potere da sessant'anni”.

Il video ha generato una vasta reazione sui social media. Numerosi utenti hanno sostenuto le sue dichiarazioni e hanno concordato nel designare il governo cubano come il principale responsabile della crisi. “Doveva essere detto e lo è stato” o “solo il cubano comprende cosa succede lì” sono state alcune delle reazioni di supporto.

Altri commenti hanno messo in discussione la sua analisi o hanno insistito nell'attribuire il deterioramento dell'isola all'embargo statunitense, un argomento ricorrente nel dibattito su Cuba. Alcuni utenti hanno sottolineato che “l'embargo economico peggiora la situazione dell'isola” o che “non tutto è bianco o nero”.

Ci sono state anche critiche al suo approccio, con utenti che hanno chiesto di differenziare tra i sistemi politici o di evitare generalizzazioni, così come interrogativi sul fatto che la sua esperienza personale possa servire come base per interpretare la realtà del paese.

Il dibattito avviene in un contesto in cui continua a essere frequente il confronto tra coloro che attribuiscono la crisi cubana principalmente all'embargo statunitense e coloro che incolpano il sistema politico interno.

Negli ultimi giorni, discussioni simili hanno avuto luogo in spazi televisivi in Spagna, come il confronto tra una giornalista cubana e il portavoce di Podemos, Pablo Fernández, che ha attribuito la crisi all'embargo, mentre lei ha risposto che “l'unico responsabile della crisi umanitaria che c'è a Cuba è unicamente la dittatura”.

Mateu aveva già espresso in precedenza opinioni in questo senso dopo un recente viaggio sull'isola, dove ha descritto il deterioramento economico e sociale e ha messo in discussione la narrazione che attribuisce la crisi esclusivamente a fattori esterni.

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