
Video correlati:
Un cubano ha messo in parole ciò che milioni all'interno dell'isola sentono, ma raramente riescono a esprimere con tanta crudezza: Cuba non soffre solo per i blackout, ma vive anche un'assenza emotiva.
Il testimonio, diffuso dal mezzo spagnolo COPE, raccoglie la voce di Arián Alejandro, un habanero che ha descritto l'attuale ambiente come una miscela di stanchezza, tristezza e disperazione. “Si cammina per le strade e c'è un livello di tristezza, un livello di desolazione tremendo,” ha affermato nel programma Tiempo de Juego.
Il suo racconto arriva in mezzo a una crisi energetica che non concede tregua. Le interruzioni di corrente, come ha spiegato, sono quotidiane e possono durare tra le 8 e le 12 ore a L'Avana, anche se in altre province la situazione è ancora peggiore. A questo si aggiungono i cosiddetti blackout masivi, che lasciano gran parte del paese completamente al buio per più di un giorno.
Questo scenario non è isolato. Questo fine settimana, Cuba ha nuovamente subito un totale collasso del Sistema Elettroenergetico Nazionale (SEN), il secondo in meno di una settimana, lasciando oltre il 90% dell'Avana senza elettricità e ampie zone del paese dipendenti da piccoli microsistemi per i servizi essenziali.
La crisi, riconosciuta dalle stesse autorità, si è aggravata per la mancanza di carburante da mesi, il deterioramento delle centrali termoelettriche e guasti a catena all'interno del sistema elettrico. È, secondo lo stesso governo, il momento più complesso che il settore ha affrontato in decenni.
Ma al di là dei dati tecnici, ciò che fa male è la vita quotidiana.
Arián lo riassume chiaramente: la scarsità non riguarda solo l'elettricità. Mancano anche cibo, acqua e gas per cucinare. Anche se alcuni prodotti si trovano, i loro prezzi li rendono inaccessibili per molti, specialmente per i pensionati e le persone vulnerabili. “Negarlo non sarebbe logico,” ha detto facendo riferimento alla fame.
Senza elettricità, molte abitazioni non hanno neanche acqua, perché le pompe non funzionano. Le scuole operano a metà, il riposo è quasi impossibile e persino il lavoro perde significato. “A volte ci sembra di lavorare per praticamente nessuno”, ha confessato.
In quel contesto, il carattere resiliente del cubano sembra incrinarsi. “Sento che il cubano si è spento”, ha lamentato.
Eppure, tra la rassegnazione e i segnali di protesta, persiste una fragile speranza. Per molti, la possibilità di un sollievo dipende da eventuali negoziati con gli Stati Uniti che possano sbloccare l'arrivo di carburante sull'isola.
Nel frattempo, la realtà è un'altra: un paese che vive tra blackout prolungati, servizi collassati e una popolazione che, poco a poco, sente di rimanere senza luce anche dentro di sé.
Archiviato in: