La missione umanitaria del cosiddetto 'Convoy Nuestra América' sta sbarcando a Cuba, carico di aiuti, slogan contro il “blocco criminale” statunitense e tonnellate di attitudine rivoluzionaria tra feste e visite turistiche per indignarsi di fronte alla miseria provocata dal “blocco”.
Tra gli spaventatori volontari che si sono iscritti al festival di solidarietà con la dittatura, figurano 25 attivisti partiti dal Messico su una barca battezzata Granma 2.0, in un omaggio simbolico allo storico yacht del 1956.
Tuttavia, a giudicare dalle immagini di balli e festeggiamenti a bordo, diffuse in video dal quotidiano messicano La Jornada, i valorosi argonauti di questi tempi sembrano aver scambiato l'epica per coreografie, chitarre e playlist in alto mare.
I volontari non solo trasportano 30 tonnellate di generi alimentari, pannelli solari e medicine verso un’isola in una profonda crisi energetica ed economica, ma hanno anche trasformato il ponte dell'imbarcazione nel loro palcoscenico personale per una festa caraibica.
Su Internet non sono mancate le critiche: “Se ne vanno in turismo rivoluzionario su un barchettino”, ha scritto un utente, aggiungendo che sono “bambini di papà che si stanno facendo una festa che hanno chiamato Granma 2.0”.
Un altro, con ironia affilata, commentò: "Si può essere e apparire più idioti? Questo è un circo". E non mancò chi riassunse in modo crudo ma incisivo lo spettacolo: "Questi patetici hanno chiamato Granma 2.0 questa barca con quattro cose per continuare a mantenere la miseria del cubano. Un vero schifo".
Dalla copertura della barca ai commenti online, è apparso chiaro che per molti cubani questa flottiglia è stata, più che un aiuto concreto, una messa in scena con filtro di Instagram mentre nell'isola reale le famiglie soffrono per i blackout, la scarsità di cibo e di medicine.
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