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La crisi energetica a Cuba continua ad aggravarsi senza segnali di una soluzione immediata, in uno scenario caratterizzato dalla mancanza di capacità di generazione e dal continuo deterioramento del sistema elettrico nazionale, la cui situazione riflette anni di mancanza di investimenti e di gestione inefficiente.
Secondo la comunicato di venerdì della Unión Eléctrica (UNE), il paese ha subito interruzioni del servizio per tutta la giornata precedente, con blackout continuativi che si sono protratti anche durante la notte di oggi.
Il momento più critico si è registrato alle 19:00, quando il deficit ha raggiunto 1.847 MW, una cifra che evidenzia l'incapacità del sistema di soddisfare la domanda.
La mattina di questo 20 marzo, la situazione continuava a essere critica. Alle 6:00, la disponibilità del sistema era di appena 1.216 MW rispetto a una domanda di 2.100 MW, lasciando 917 MW scoperti.
Per l'orario di mezzogiorno, si stima che l'affettazione raggiunga i 1.100 MW, il che preannuncia un'altra giornata caratterizzata da interruzioni prolungate del servizio.
Il deterioramento del sistema è spiegato, in gran parte, dall'uscita di molteplici unità generatrici.
Attualmente, sei unità sono fuori servizio a causa di guasti nelle termoelettriche Mariel, Santa Cruz, Felton e Antonio Maceo, il che limita ulteriormente la capacità operativa. A questo si aggiungono due unità aggiuntive ferme per manutenzione nelle centrali di Mariel e Nuevitas.
Il panorama si fa più grave con 437 MW non disponibili a causa di limitazioni nella generazione termica, un problema strutturale che continua a influenzare la stabilità del sistema elettrico.
Per l'orario di punta notturno, la situazione sarà ancora più complessa.
La UNE prevede una disponibilità di 1.216 MW rispetto a una domanda massima stimata di 3.050 MW.
Questo genererebbe un deficit di 1.834 MW e un impatto che potrebbe raggiungere i 1.864 MW, cifre che riflettono un sistema al limite, incapace di garantire l'approvvigionamento elettrico nei momenti di maggior consumo.
In mezzo a questa crisi, la generazione mediante energie rinnovabili continua a essere insufficiente per compensare il crollo del sistema tradizionale.
I 51 parchi solari fotovoltaici hanno prodotto 1.505 MWh, con una potenza massima di 236 MW durante l'ora di mezzogiorno, un contributo che, sebbene rilevante, risulta molto al di sotto delle reali necessità del paese.
La situazione colpisce in modo severo anche la capitale.
Secondo l'Empresa Eléctrica de La Habana, il servizio elettrico è stato interrotto per 20 ore giovedì, con un picco massimo di 322 MW registrato alle 19:30. Inoltre, è stato necessario applicare ulteriori interruzioni di emergenza di 60 MW per cercare di sostenere il sistema.
Sebbene il servizio sia riuscito a ripristinarsi intorno alla mezzanotte, le autorità avvertono che i blackout continueranno a verificarsi a seconda della disponibilità del sistema, senza orari definiti, aumentando così l'incertezza per la popolazione.
Questo panorama conferma il profondo deterioramento del sistema energetico cubano, dove le costanti panne, la manutenzione prolungata e la mancanza di capacità installata hanno portato a blackout Generalizzati.
La situazione non solo influisce sulla vita quotidiana di milioni di cittadini, ma ha anche un impatto sull'economia, sui servizi essenziali e sulla conservazione degli alimenti, in un contesto in cui la popolazione deve già affrontare molteplici carenze.
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