Miguel Díaz-Canel ha reagito mercoledì al chiusura dell'ambasciata di Costa Rica a L'Avana e alla decisione di quel paese di ridurre le relazioni diplomatiche al solo ambito consolare, definendo la misura – in modo cinico – come “un atto inamistoso” e senza giustificazione.
Secondo quanto espresso dal governante cubano nel social network X, la decisione è il risultato di “evidenti pressioni del governo degli Stati Uniti”, in quella che ha descritto come un'offensiva per isolare Cuba sulla scena internazionale.
La reazione si verifica dopo che il governo costaricano ha annunciato il chiusura della sua sede diplomatica sull'isola e ha richiesto il ritiro del personale cubano a San José, in una misura che implica, di fatto, una rottura delle relazioni diplomatiche complete.
Le autorità della Costa Rica hanno sostenuto che la decisione è stata presa in risposta al deterioramento sostenuto dei diritti umani a Cuba, caratterizzato dalla repressione contro gli attivisti, dalle restrizioni alle libertà fondamentali e dal peggioramento della crisi economica.
Il governante cubano ha optato per responsabilizzare il governo degli Stati Uniti e presunte pressioni esterne, piuttosto che riconoscere il persistente ostilità del regime nei confronti della società civile.
Il presidente Rodrigo Chaves ha difeso la misura come un segnale politico di fronte a quella che ha definito una situazione "inaccettabile", esprimendo al contempo solidarietà con il popolo cubano.
Nel suo messaggio, Díaz-Canel ha insistito sul fatto che la decisione non è motivata da ragioni legittime e ha assicurato che le relazioni storiche tra i due popoli prevarranno nonostante il conflitto diplomatico attuale.
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