“No ci capiamo”: In mezzo a negoziati con gli Stati Uniti, Díaz-Canel ricorda Baraguá con una frase infelice

Miguel Díaz-Canel e Antonio MaceoFoto © Facebook / Miguel Díaz-Canel Bermúdez - ACN

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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha evocato questo domenica la storica Protesta di Baraguá in un post sui social media che ha attirato l'attenzione per essersi verificato in un momento in cui ci sono stati contatti tra L'Avana e Washington, recentemente ammessi dallo stesso regime.

“Si dice Baraguá e ci assale, dalla storia, l'intransigenza di Antonio Maceo di fronte al Patto senza indipendenza: 'Non ci capiamo' dice all'altra parte spagnola e convoca le sue truppe a 'rompere il corojo' a breve. A quel lascito di dignità saremo sempre debitori,” scrisse Díaz-Canel sul suo profilo di Facebook.

Il messaggio, accompagnato dall'etichetta #CubaViveEnSuHistoria, ha ricordato uno dei episodi più noti della storia dell'indipendenza cubana: la Protesta di Baraguá, avvenuta il 15 marzo 1878, quando il generale Antonio Maceo rifiutò il Patto di Zanjón, firmato tra la Spagna e alcuni leader indipendentisti per porre fine alla Guerra dei Dieci Anni senza concedere l'indipendenza dell'isola.

Durante l'incontro con il generale spagnolo Arsenio Martínez Campos, Maceo pronunciò la celebre frase “No, non ci capiamo”, che divenne simbolo del rifiuto di accettare un accordo considerato insufficiente per gli obiettivi indipendentisti, e della "salvezza morale della rivoluzione". 

Nel corso dei decenni, la propaganda ufficiale del regime cubano ha trasformato la Protesta di Baraguá in un simbolo di intransigenza politica e difesa dei principi, presentandola come un antecedente storico della posizione di confronto del governo di fronte a pressioni esterne.

La riferimento di Díaz-Canel avviene in un momento politicamente delicato. Il 13 marzo scorso, durante un'intervista speciale trasmessa dalla televisione di stato, lo stesso governante ha riconosciuto per la prima volta che ci sono stati colloqui con gli Stati Uniti, dopo settimane di negazioni ufficiali.

Secondo quanto spiegato, si tratta di contatti in fasi iniziali e di carattere esplorativo. Díaz-Canel ha anche sottolineato che nel processo è coinvolto il generale Raúl Castro e che ci sono mediatori internazionali coinvolti nel dialogo.

Il riconoscimento di queste conversazioni avviene in un contesto geopolitico complesso per L'Avana dopo la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela lo scorso 3 gennaio, un evento che ha indebolito uno dei principali alleati del regime cubano e ha aggravato la crisi energetica che sta affrontando l'isola.

In questo contesto, l'evocazione di Baraguá da parte di Díaz-Canel è stata interpretata da alcuni osservatori come un tentativo di rafforzare il discorso di fermezza politica, anche mentre il regime cubano ammette l'esistenza di contatti con Washington.

La Protesta di Baraguá è stata utilizzata ricorrentemente dal discorso ufficiale sin dal 1959 come simbolo di resistenza nazionale e di rifiuto verso accordi considerati contrari agli interessi del paese. Nella narrativa del regime, la figura di Antonio Maceo viene spesso presentata come antecedente storico della cosiddetta “intransigenza rivoluzionaria”.

Tuttavia, la frase citata da Díaz-Canel —“Non ci intendiamo”— acquista un significato particolare in un momento in cui lo stesso governo riconosce di esplorare canali di dialogo con gli Stati Uniti.

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