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I presidenti Donald Trump e Vladímir Putin hanno avuto questo lunedì la loro prima conversazione telefonica del 2026, durante la quale hanno discusso di questioni critiche che influenzano la stabilità internazionale, con particolare attenzione ai conflitti in Iran e Venezuela.
Secondo quanto riportato dall'agenzia EFE, la conversazione è durata circa un'ora ed è stata "franca" e "costruttiva", secondo Yuri Ushakov, consigliere per gli affari internazionali del presidente russo.
Il presidente russo ha presentato al suo omologo statunitense le sue proposte orientate - secondo la versione di Ushakov - a conseguire una soluzione rapida al conflitto con l'Iran.
Ambedue i leader hanno inoltre discusso della situazione in Ucraina e hanno analizzato come gli eventi in Venezuela impattino sul mercato mondiale del petrolio, ha aggiunto Reuters.
La chiamata avviene in un momento particolarmente delicato in Medio Oriente.
L'Assemblea degli Esperti dell'Iran ha recentemente nominato Mojtaba Jamenei come nuovo leader supremo dopo la morte di suo padre, Ali Jamenei, avvenuta durante i primi bombardamenti degli Stati Uniti e di Israele contro le installazioni strategiche iraniane.
Il Cremlino ha ribadito il suo sostegno a Teheran.
"La Russia è stata e continuerà a essere un partner affidabile della Repubblica Islamica. Le auguro successo nelle difficili sfide che deve affrontare", ha affermato il comunicato di congratulazioni inviato da Putin.
Secondo la Presidenza russa, Putin ha indicato di avere fiducia che Mojtaba Jamenei saprà "continuare il lavoro di suo padre con onore" e unire il popolo iraniano "di fronte a dure prove".
Da parte sua, Trump ha lanciato avvertimenti severi sul nuovo leadership, assicurando che dovrà ottenere l'approvazione degli Stati Uniti; altrimenti, "non durerà a lungo".
Finalmente, ha definito la scelta di Mojtaba Jameneí come nuovo leader supremo dell'Iran come un "grave errore".
Mojtaba Jamenei, di 56 anni e con ampia influenza nella Guardia Rivoluzionaria Islamica, è stato sostenuto dalla dirigenza politica e militare iraniana.
Le Forze Armate hanno dichiarato lealtà al nuovo leader e hanno avvertito che risponderanno con fermezza a qualsiasi aggressione proveniente dagli Stati Uniti o da Israele.
L'escalation militare continua ad aumentare, e analisti internazionali avvertono che l'elezione del nuovo leader supremo potrebbe intensificare le tensioni regionali e influenzare i prezzi del petrolio, la sicurezza dello stretto di Hormuz e la stabilità dei mercati globali.
Fino a questo momento ci sono più di 1.200 morti e oltre 10.000 feriti, secondo dati ufficiali iraniani che non sono ancora stati verificati in modo indipendente.
In Venezuela, la situazione energetica e politica del paese è stata oggetto di preoccupazione internazionale, data la sua incidenza sull'offerta di petrolio e sulla dinamica geopolitica in America Latina.
La conversazione sottolinea l'intenzione di entrambi i leader di coordinare le posizioni di fronte a scenari in cui i loro interessi strategici si sovrappongono, con conseguenze dirette in Medio Oriente e nel continente americano.
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