María Elvira Salazar definisce "notizie promettenti" l'indagine federale sul regime cubano



María Elvira SalazarFoto © X / María Elvira Salazar

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La congressista María Elvira Salazar ha definito venerdì "notizie promettenti" il fatto che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti stia raccogliendo prove per poter accusare funzionari comunisti cubani.

In un post di X, ha affermato che il messaggio diretto a L'Avana è che “l'era dell'impunità sta giungendo al termine”.

Nel suo intervento, la rappresentante repubblicana ha collegato quella possibile indagine a una denuncia più ampia riguardo all'ambito transnazionale delle azioni del regime cubano e ha sostenuto che il Distretto Meridionale della Florida sia la giurisdizione in cui promuovere eventuali accuse.

Il pronunciamento di Salazar si basa su una valutazione favorevole riguardo alle azioni del Dipartimento di Giustizia.

La congresista ha sostenuto che le autorità statunitensi stanno "raccolgendo prove" in vista di una possibile accusa contro funzionari comunisti cubani, sebbene non abbia specificato nomi, cariche concrete né scadenze per una eventuale imputazione formale.

La funzionaria ha presentato questa possibilità come un segnale di cambiamento nella relazione tra gli Stati Uniti e il potere cubano.

"Il messaggio a L'Avana è chiaro: l'era dell'impunità sta giungendo al termine", ha affermato, in una formulazione che colloca l'indagine non solo come un tema giudiziario, ma anche come un avvertimento politico nei confronti del governo cubano.

Salazar ha inoltre inquadrato quella posizione in un'azione politica precedente coordinata con altri legislatori repubblicani.

Ricordò una lettera congiunta firmata insieme a Mario Díaz-Balart, Carlos Giménez e Nicole Malliotakis, nella quale avevano già avvertito della necessità di procedere contro i responsabili del regime cubano.

Nella sua dichiarazione, la legislatrice ha insistito sul fatto che, a suo avviso, i crimini attribuiti al regime cubano non si limitano al territorio dell'Isola.

“I crimini del regime non si limitano all'isola”, ha affermato, prima di assicurare che le sue “reti arrivano alle nostre coste” e che queste strutture “si finanziano grazie a commerci che operano qui nel sud della Florida”.

Questa è una delle affermazioni più rilevanti del testo, perché collega la possibile indagine federale ad attività presumibilmente legate all'apparato cubano nel territorio statunitense.

A partire da quella premessa, Salazar ha giustificato che il Distretto Sud della Florida sia, nelle sue parole, “proprio il luogo dove vengono contestate queste accuse”.

La congressista ha concluso il suo messaggio con una richiesta di responsabilità.

“Gli uomini che hanno brutalizzato il popolo cubano per decenni devono finalmente comparire davanti alla giustizia”, ha affermato, in una frase che riassume il tono del comunicato: supporto a una possibile azione del Dipartimento di Giustizia, denuncia del regime cubano e richiesta di pena giudiziaria per i suoi dirigenti o rappresentanti.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha formato un gruppo di lavoro per esaminare possibili accuse federali contro funzionari o entità all'interno del governo cubano, secondo quanto riportato The Washington Post, che cita un funzionario a conoscenza dell'iniziativa.

Lo sforzo include la partecipazione di agenzie governative, tra cui il Dipartimento del Tesoro, ed è focalizzato sull'esplorazione di possibili reati legati all'immigrazione, agli affari economici e ad altre aree.

Secondo quelle informazioni, l'impegno del Tesoro potrebbe indicare che l'amministrazione di Donald Trump sta considerando anche la possibilità di imporre nuove sanzioni contro Cuba.

La supervisione del gruppo, secondo la pubblicazione, ricadrà sulla Procura degli Stati Uniti per il Distretto Sud della Florida, giurisdizione che include Miami, centro nevralgico dell'esilio cubano.

Il rapporto suggerisce che il possibile procedimento contro i funzionari cubani potrebbe seguire, almeno in parte, il modello applicato da Washington contro il governo di Nicolás Maduro in Venezuela.

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