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Il Partito Comunista degli Stati Uniti ha difeso pubblicamente il diritto di Cuba a "costruire il socialismo" senza le sanzioni economiche imposte da Washington e ha chiamato a sostenere in Congresso iniziative per sollevare le restrizioni commerciali contro l'isola.
In una dichiarazione diffusa attraverso i suoi canali ufficiali, l'organizzazione fondata nel 1919 ha sostenuto che l'embargo in vigore fin dalla Guerra Fredda costituisce un'aggressione che colpisce direttamente il popolo cubano e ha accusato gli Stati Uniti di mantenere una politica che, a suo avviso, "ostacola" lo sviluppo economico e sociale del paese caraibico.
Il comunicato sostiene i progetti HR 7251 e S. 136, noti come Freedom to Export to Cuba Act, che mirano ad eliminare le restrizioni legali al commercio bilaterale stabilite in leggi come la Helms-Burton del 1996 e la Legge per la Democrazia Cubana del 1992.
Secondo il Partito Comunista, queste norme hanno consolidato l'embargo nella legislazione federale e limitato la capacità dell'Esecutivo di modificare la politica nei confronti di L'Avana.
La organizzazione ha anche messo in discussione la permanenza di Cuba nella lista degli Stati patrocinatori del terrorismo e ha affermato che le sanzioni hanno provocato carenze di cibo, medicinali, combustibile e altri beni di prima necessità nell'isola, ignorando che da 67 anni il regime sottopone la popolazione a una crisi.
Senza contare, inoltre, che una buona parte di queste risorse "ostacolate" finisce nelle casse del regime, intendendosi i conti del governante Miguel Díaz-Canel, della famiglia Castro e degli altri membri della cupola dittatoriale.
Nel suo messaggio, ha chiesto ai lavoratori e ai simpatizzanti negli Stati Uniti di contattare i propri rappresentanti per sostenere le iniziative legislative.
Il pronunciamento avviene in un contesto di grave crisi economica a Cuba, segnata da blackout, inflazione, calo del turismo e prolungata scarsità di forniture, fattori che il regime attribuisce in parte alle sanzioni statunitensi, mentre settori critici sottolineano la responsabilità del modello centralizzato e la mancanza di riforme strutturali interne.
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