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Quattro uomini sono morti in alto mare, sei sono rimasti feriti e il regime cubano ha immediatamente attivato una parola con una forte connotazione politica: “terrorismo”.
Nel centro di questa narrativa appare Amijail Sánchez González, uno dei detenuti dopo lo scontro nelle acque di Villa Clara e un nome che, secondo le autorità, era già presente dalla scorsa luglio nella loro Lista Nazionale dei Terroristi.
Il portavoce ufficiale Humberto López ha ricordato su Facebook che “Amijail Sánchez González, autodenominato ‘El Lobo’, uno dei 10 cubani che viaggiava sulla barca per effettuare l'infiltrazione, è stato incluso nella Lista Nazionale dei Terroristi il 9 luglio 2025”.
In mezzo a un episodio con vittime mortali e versioni ancora non verificate in modo indipendente, il governo sottolinea che uno degli implicati era già sotto l'etichetta ufficiale di "terrorista".
Cosa dice il regime su Amijail Sánchez?
La chiamata Lista Nazionale dei Terroristi -aggiornata lo scorso estate e presentata da La Habana all'ONU- si basa, secondo il governo, sulla Risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza e sulla normativa interna.
In essa compaiono persone che, secondo la versione ufficiale, sono state implicate nella “promozione, pianificazione, organizzazione, finanziamento, supporto o commissione” di atti terroristici.
La Gaceta Oficial del 9 luglio 2025 riporta i dati personali di Sánchez González: nato il 13 aprile 1978, figlio di Mercedes ed Eddy Tomás, residente negli Stati Uniti.
Lo vincola inoltre con il fascicolo di fase preparatoria 551/2023, avviato dopo l'arresto di un altro cubano residente negli Stati Uniti che, secondo la versione ufficiale, ha introdotto armi dalla costa nord di Matanzas con l'intento di attaccare unità militari.
Il documento sostiene che quei piani sarebbero stati "organizzati, finanziati e sostenuti dal territorio nordamericano da cittadini residenti in quel paese".
Tuttavia, il governo non ha presentato pubblicamente prove indipendenti che supportino queste accuse né dettagli verificabili sull'avanzamento giudiziario di quel fascicolo.
Come è avvenuto in altri casi inclusi in quella lista, le informazioni disponibili provengono esclusivamente da fonti statali, senza accesso pubblico a documenti completi né a processi trasparenti.
L'affrontamento a Cayo Falcones
Il nuovo episodio che coinvolge Sánchez González è avvenuto quando un motoscafo con targa della Florida (FL7726SH) è stato rilevato, secondo il Ministero degli Interni (MININT), a un miglio nautico a nord-est del canale El Pino, a Cayo Falcones, nel comune di Corralillo, Villa Clara.
Secondo la nota ufficiale, un'unità delle Troppe Guardafrontera si è avvicinata per identificare l'imbarcazione e, in quel momento, dalla "lancia" infrattore è stato aperto il fuoco contro i militari cubani. Durante lo scambio, è rimasto ferito il comandante della nave ufficiale.
Il rapporto ha riportato quattro persone abbattute e sei ferite, che sono state evacuate e assistite medicalmente.
Successivamente è stata confermata l'identità di una delle vittime: Michel Ortega Casanova. Le altre tre vittime mortali sono ancora in fase di identificazione ufficiale.
Come di consueto in questo tipo di eventi, l'unica versione disponibile fino a ora è quella del MININT. Non sono state diffuse immagini del momento dell'incontro né testimonianze indipendenti che permettano di confermare quanto accaduto in alto mare.
I fermati e l'arsenale sequestrato
Il regime sostiene che l'imbarcazione trasportava dieci persone armate che intendevano entrare nel paese con “fini terroristici”, secondo le dichiarazioni preliminari dei detenuti.
Gli arrestati sono Amijail Sánchez González; Leordan Enrique Cruz Gómez (incluso anche nella lista presentata alle Nazioni Unite); Conrado Galindo Sariol; José Manuel Rodríguez Castelló; Cristian Ernesto Acosta Guevara e Roberto Azcorra Consuegra
Inoltre, è stato arrestato nel territorio cubano Duniel Hernández Santos, indicato come presunto destinatario del gruppo.
Le autorità hanno riferito del sequestro di fucili d'assalto, armi corte, ordigni incendiari artigianali, giubbotti antiproiettile, mirini telescopici e uniformi mimetiche.
Hanno anche indicato che alcuni dei coinvolti hanno precedenti penali.
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