Il quotidiano El País di Spagna ha pubblicato questo giovedì in prima pagina un ampio reportage intitolato “L’affondamento di Cuba: siamo un altare di sacrifici”, in cui descrive il deterioramento senza precedenti della vita quotidiana sull'isola, contrassegnato dal collasso economico, dalla scarsità generalizzata e dalla repressione politica.
Il testo, firmato dai giornalisti Sergio Murguía, David Marcial Pérez e Carla Gloria Colomé, ritrae una nazione in rovina dove “i pilastri del castrismo —la sanità, l'istruzione, la lotta contro la povertà e la sicurezza— si sgretolano uno dopo l'altro”.
Secondo il quotidiano, “sembra rimanere intatto solo l'apparato repressivo dello Stato”, ha osservato.
Le cronache, redatte da L'Avana, Messico e Miami, mostrano la degradata estrema dei servizi essenziali, ospedali senza farmaci, scuole semivuote e quartieri in cui la spazzatura si accumula per settimane.
“Ad alcune strade dalla Plaza de la Revolución, una dottoressa assiste i pazienti in un locale polveroso e avverte che ogni malato deve portare la propria siringa e i farmaci”, descrive uno dei passaggi sul collasso del sistema sanitario nel reportage.
La pubblicazione sottolinea che la perdita di speranza collettiva è diventata il tratto dominante di una società che sopravvive tra miseria ed emigrazione.
Il reportage di El País appare pochi giorni dopo un altro testo intitolato “Cuba: il rovescio della trama”, firmato dallo storico cubano Rafael Rojas, che avverte che il attuale collasso dell'isola “era previsto” e che non può più essere spiegato semplicemente come risultato dell'embargo statunitense.
“Nessuna evidenza storica convincerà coloro che continuano a vedere Cuba come una vittima inerme degli Stati Uniti”, scrisse Rojas.
Entrambi i lavori concordano nel sottolineare che il regime di La Habana sta attraversando il suo momento peggiore dalla cosiddetta Periodo Especial degli anni novanta, ma adesso senza il cuscinetto politico ed economico che in passato gli offrivano Mosca o Caracas. “Oggi né la Russia né il Venezuela possono salvare Cuba”, affermano gli autori.
El País sottolinea inoltre l'impatto delle recenti misure del presidente Donald Trump, che hanno inasprito le sanzioni contro l'élite militare e imprenditoriale del regime, hanno interrotto le licenze commerciali e congelato attivi all'estero. “Gli ultimi colpi di Trump hanno privato di ossigeno un sistema che già si reggeva per inerzia”, afferma il quotidiano.
Il mezzo spagnolo ricorda che gli Stati Uniti mantengono il flusso di aiuti umanitari verso la popolazione, ma hanno chiuso le vie finanziarie e logistiche che permettevano al castrismo di dirottare fondi internazionali verso la repressione.
“ mentre il popolo sopravvive con il minimo, i generali e le loro famiglie continuano a vivere nell'abbondanza”, si legge nel reportage.”
Le cronache di El País riflettono un consenso crescente dentro e fuori dall'isola: la crisi strutturale del modello cubano non ha più una via d'uscita all'interno del sistema.
La propaganda ha perso la sua efficacia, la repressione non contiene più il malcontento e l'emigrazione è diventata l'unico sogno possibile, sottolinea il testo.
Secondo il reportage, migliaia di cubani continuano a tentare di abbandonare l’isola nonostante la chiusura delle rotte e l’aumento delle restrizioni migratorie.
Il crollo di Cuba non è più solo economico, ma anche morale e umano. La popolazione vive tra la rassegnazione e la disperazione, mentre il potere insiste nel dare la colpa al nemico esterno, si conclude.
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