
Video correlati:
Quello che doveva essere l'inizio felice di una vita di coppia si è trasformato in un colpo emotivo e in un conflitto legale. Una luna di miele da sogno a Cuba è crollata sin dal momento dell'arrivo in aeroporto.
La Audiencia Provincial di Madrid ha condannato Viajes El Corte Inglés e MSC Cruises a restituire a una coppia l'importo totale pagato per un pacchetto turistico per l'isola, oltre a risarcirli per danno morale, dopo aver ritenuto che entrambe le compagnie non abbiano fornito informazioni adeguate e gestito correttamente i requisiti di viaggio del marito, che ha doppia nazionalità e è nato a Cuba.
Secondo quanto riportato da Infobae, il tribunale ha ordinato il rimborso di 3.199,30 euro e ha stabilito un'indennità aggiuntiva di 1.500 euro per il danno morale subito dai neosposi, che non hanno potuto effettuare il loro viaggio di nozze a causa di un problema documentale che è emerso poco prima dell'imbarco.
La coppia aveva prenotato una crociera di sette giorni nei Caraibi con ritorno a Madrid, fidandosi che sarebbe bastato presentare il passaporto spagnolo e il visto corrispondente.
Tuttavia, all'arrivo all'aeroporto, il personale della MSC ha negato l'imbarco all'uomo, sostenendo che, essendo nato a Cuba, aveva bisogno anche di un passaporto cubano valido e di un permesso speciale rilasciato dal regime cubano, requisiti che non erano stati chiariti in modo diretto e specifico durante la prenotazione del viaggio.
Secondo un rapporto di un altro media, Artículo 14, il tribunale ha ritenuto provato che sia l'agenzia che la compagnia di navigazione avessero accesso a tali informazioni fin dall'inizio, poiché il passaporto spagnolo fornito al momento della prenotazione indicava chiaramente che il passeggero era nato a Varadero.
La sentenza sottolinea che il dovere di informare non può limitarsi a clausole generiche in opuscoli o contratti, specialmente quando il cliente paga proprio perché l'azienda gestisca e faciliti le pratiche necessarie per viaggiare.
Sebbene in un primo momento un giudice avesse attribuito parte della responsabilità ai viaggiatori, la Corte Provinciale ha corretto tale criterio e ha concluso che le aziende avrebbero dovuto avvertire in modo chiaro di qualsiasi impedimento relativo alla doppia nazionalità.
Per il momento, la sentenza può ancora essere impugnata presso la Corte Suprema, ma la decisione segna già un precedente importante: quando un viaggio viene frustrato da requisiti migratori o documentali prevedibili, le aziende non possono lavarsi le mani.
Archiviato in: