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Gli Stati Uniti hanno richiesto al Governo di Santa Lucia, un piccolo paese situato ad est del Mar dei Caraibi, di vietare ai propri cittadini di studiare medicina a Cuba, una decisione che ha suscitato allarme sull'isola e che il suo stesso primo ministro, Philip J. Pierre, ha definito “un grave problema” per il paese, secondo quanto riportato dall'agenzia EFE.
Il sistema sanitario di Santa Lucia dipende in gran parte da professionisti laureati in università cubane. “Molti dei nostri medici si sono formati a Cuba e ora gli Stati Uniti hanno detto che non possiamo più farlo”, ha riconosciuto Pierre durante un forum internazionale tenutosi a Castries, la capitale, ammettendo che la misura aggiunge una pressione ulteriore a un sistema sanitario già sotto stress. Il mandatario ha aggiunto rammaricandosi che, oltre ai medici locali laureati all'Avana, Santa Lucia conta anche su professionisti cubani che attualmente lavorano nel paese.
L'avvertimento di Washington fa parte di un'offensiva più ampia contro le missioni mediche cubane e contro gli accordi di formazione professionale che Cuba mantiene da decenni con vari paesi dei Caraibi. Gli Stati Uniti sostengono che questo programma si basa su "coercizione e abuso", una narrativa che ha servito da base per minacce di sanzioni diplomatiche e restrizioni sui visti.
Secondo Caribbean Life, Santa Lucia è, finora, l'unico paese che ha riconosciuto pubblicamente di aver ricevuto un'ordine diretto di fermare l'invio dei suoi studenti a studiare medicina e altre carriere a Cuba. La decisione pone il primo ministro Pierre di fronte a un dilemma politico e sociale di enormi proporzioni, in una regione dove la formazione medica cubana è stata fondamentale per evitare il collasso dei sistemi sanitari.
Il caso di Santa Lucía si aggiunge a precedenti recenti. Le Bahamas hanno sospeso l'assunzione di personale sanitario cubano e hanno annullato contratti in essere, mentre Antigua e Barbuda ha scelto di reclutare infermieri dal Ghana di fronte alla pressione per fare a meno dei professionisti dell'isola. Sebbene i paesi della Comunità dei Caraibi inizialmente avessero difeso le missioni mediche cubane come vitali, molti alla fine hanno ceduto.
La tensione cresce a poche settimane da un vertice regionale a Saint Kitts e Nevis, presieduto dal primo ministro Terrance Drew, medico formato a Cuba e uno dei più fermi sostenitori della cooperazione sanitaria con L'Avana. Drew ha respinto le accuse di sfruttamento e ha sottolineato l'impatto umano del programma, ricordando che i professionisti cubani “hanno salvato vite” e sono diventati pilastri delle loro comunità.
Per Cuba, la nuova richiesta degli Stati Uniti non rappresenta solo un colpo economico e politico, ma anche un ulteriore tentativo di isolare uno dei pochi settori in cui conserva ancora influenza internazionale. Per i Caraibi, significa scegliere tra la pressione di Washington o il reale rischio di lasciare le proprie popolazioni senza un'adeguata assistenza sanitaria.
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